Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
«Quei morti si potevano evitare»
21/10/2009
autore: Alessandra Sallemi
Un anno fa persero la vita cinque persone. La Forestale ha consegnato ai pm le indagini svolte
L’inchiesta su Capoterra: strade da chiudere dopo l’allarme meteoCAGLIARI. Il 22 ottobre 2008 alle 3 del mattino, cinque-sei ore prima dell’alluvione che causò la morte di cinque persone, l’Ufficio veglia della protezione civile nazionale registrava le immagini del satellite sulla perturbazione in arrivo dall’Atlantico, annunciata con un primo avviso nazionale già alle 15 del 21 e rilanciata per la Sardegna alle 17.17. Dall’inchiesta giudiziaria emerge l’ipotesi che i tre morti sulla statale 195 e sul ponte di Poggio dei Pini si sarebbero salvati se, con quella perturbazione prevista, si fossero chiuse strade note per essere a rischio.
Alle 3 del mattino, nel monitor dell’Ufficio veglia, la marcia del temporale verso la Sardegna si vedeva chiaramente. I puntini rossi che si addensavano in grumi vistosi e migravano verso il sud-est dell’isola erano i fulmini. Un’ora dopo sul video comparivano le «bolle», i cumuli di nuvole. Mentre il grafico della Penisola restava nitido, la Sardegna spariva sotto tre «bolle» che si riunivano. Tra le 8 e del 9 di quel terribile mattino sulla statale 195, nel tratto che scavalca il rio San Girolamo, e sul ponticello sotto la diga di Poggio dei Pini morirono tre persone perché si trovavano in macchina lungo strade non chiuse al traffico nonostante fossero costruite sul tragitto di una prevedibile onda di piena.
E’ uno degli argomenti caldi dell’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica con i sostituti procuratori Daniele Caria e Guido Pani che nelle settimane scorse hanno ricevuto i voluminosi fascicoli di documenti raccolti dagli agenti del nucleo di polizia giudiziaria del Corpo forestale e di vigilanza ambientale in otto mesi di scrupolosa ricerca. Domani è il 22 ottobre e la comunità di Capoterra un anno dopo vive ancora uno stretto dopo-disastro: tante abitazioni non sono ancora sistemate, gli agricoltori stentano a ricevere indennizzi di quel che hanno perduto, ogni volta che piove l’incubo si riaffaccia con scenari di acqua alta, fango e distruzione.
Sulla statale 195 morì Anna Rita Lepori, un’insegnante della scuola alberghiera di Pula che ogni giorno veniva dalla sua Iglesias. Sul ponticello, costruito a pochi metri e al di sotto della diga coi fianchi di terra di Poggio dei Pini, vennero travolti Antonello Porcu ingegnere della Asl 8 e la suocera Licia Zucca. A San Girolamo nel seminterrato di una villetta morì Speranza Sollai, una donna di 85 anni disabile. E a Sestu, lungo una strada di campagna già allagata in cui si era avventurato il conducente della macchina nella quale viaggiavano, non riuscì a salvarsi l’allevatore Mariano Spiga.
L’ipotesi su cui gli inquirenti sono al lavoro riguarda due aspetti dell’evento alluvione: il fatto che fosse prevedibile per la storia idrogeologica di Capoterra e che, per quel particolare giorno, fosse stata prevista. Queste due circostanze risulterebbero con evidenza dagli incartamenti raccolti dal nucleo di polizia giudiziaria dei Forestali.
La prevedibilità dell’alluvione e la sua previsione per il 22 ottobre avrebbero dovuto mettere in moto la macchina della protezione civile secondo un piano di emergenza che il comune di Capoterra avrebbe dovuto avere e non aveva. Gli inquirenti hanno accertato che il Comune già dal 2006 aveva una proposta di piano di emergenza mai formalmente addottata. Risulta che i tecnici di Capoterra avessero partecipato a riunioni e convegni sul rischio idrogeologico della zona, ma il documento non è mai entrato in vigore e quindi non c’era l’organizzazione necessaria per affrontare le conseguenze di un temporale imponente. Alle 17.30 la protezione civile nazionale segnalava le condizioni metereologiche avverse: «Si prevedono precipitazioni a prevalente caratteristica temporalesca anche di forte intensità sulla Sardegna». Il Sar, il servizio agrometereologico regionale (sede a Sassari), il 21 scriveva ai prefetti di tutta l’isola della perturbazione atlantica per «oggi e domani» con «rovesci temporaleschi di media e forte intensità con cumulati (le nubi) nel sud-est Sardegna». Si doveva mettere in moto una macchina che non c’è pur essendo prevista da una legge nazionale (la 225 del 1992) e due regionali (3 del 1989 e 9 del 2006), un decreto dell’assessorato regionale all’ambiente (marzo 2006) e una direttiva della presidenza del consiglio dei ministri (febbraio 2006). Se un piano di emergenza non solo comunale ci fosse stato avrebbe tenuto conto che Rio San Gerolamo era una lottizzazione a rischio e che il ponte era stato costruito non dimensionato sulla portata d’acqua in caso di piena, nonostante l’alluvione del 1999. Anche questi, è noto, sono tutti argomenti al vaglio dei pm che devono far luce su responsabilità dirette ed eventuali omissioni. Una per tutte: Rio San Girolamo non era area a rischio.
Chiavi di questa notizia: Dissesto idrogeologico