Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Montefibre, cala il silenzio

17/10/2009

autore: Giovanni Bua

Gli scantinati dell’ex stabilimento tessile sono ancora pieni di melma
Nessuna notizia sulle analisi del «brodo primordiale»

NUORO. «Silenzio preoccupante» sul brodo primordiale della ex-Montefibre. Gli scantinati allagati sotto i reparti AT7 e AT8 della fabbrica di fibre acriliche non sono stati svuotati, nonostante l’ordine del prefetto. E continuano anzi a riempirsi con la pioggia di questi giorni. E i risultati delle analisi di Arpas e Noe sulle migliaia di metri cubi di «melma» non sono ancora arrivati.
 E nel mentre sull’ammistrazione comunale di Ottana piovono accuse di «scarso impegno», richieste di chiarimento e inviti a rompere «il preoccupante silenzio calato sulla vicenda». A lanciarle Giuseppe Maria Denti, rappresentante degli artigiani nella Camera di commercio di Nuoro che, con una serie di lettere a sindaco, prefetto, presidente della Provincia e media, segnalò la presenza delle migliaia di metri cubi di liquidi «non meglio specificati» dimenticati in un enorme scantinato nell’area della ex-Montefibre.
 Scantinato che conteneva in origine i trecento motori a servizio dei reparti AT7 e AT8, dove i polimeri arrivati dall’area chimica si fondevano con i solventi per fare le fibre acriliche.
 Una potenziale «bomba ambientale», ingrossata giorno per giorno dalle piogge e alimentata da una fonte perenne (sa funtana e sos marteddos) che si infiltra nei meandri dell’ex stabilimento tessile. Una massa di melma che cresce, e che erode lentamente ma inesorabilmente i muri dall’enorme scantinato e rischia di sfondarli riversandosi nel vicino Tirso.
 Proprio contro questo rischio Denti chiedeva di intervenire. «L’intento della mia denuncia - sottolinea Denti in una lettera aperta inviata al sindaco di Ottana - era quello di informare il primo cittadino di questa situazione di pericolo. E di stimolare altri cittadini a segnalare le altre situazioni di disagio ambientale purtroppo diffuse nel nostro territorio. Non ho però ricevuto riscontri di nessun tipo, e mi preoccupa il silenzio che è calato su questa vicenda».
 «Mi permetto dunque - continua Denti - di avanzare alcune domande. In che termini si è mosso il sindaco? Quali chiarimenti ha mosso agli organi di controllo? I periti incaricati (Provincia, Arpa, Noe) hanno consegnato al sindaco la delega di incarico ufficiale? Le persone presenti al controllo si sono qualificate con il sindaco conseganndogli la delega di incarico ufficiale? Il rappresentante aziendale Montefibre - chiude Denti - era presente al controllo? In caso affermativo ha consegnato a lei e ai prelevatori copia del verbale di messa in sicurezza degli impianti al momento della dismissione dello stabilimento?»
 Per ora l’unica cosa che è data sapere è che lo stanzone profondo nove metri conteneva circa 300 motori con relative tubazioni e centraline con depositi di lubrificanti e solventi. E vi confluivano tutte le tubazioni di entrata e di uscita degli oli e delle acque reflue bianche e scure, molte delle quali in fibra di amianto. «Più che abbastanza per andarci a vedere - sottolinea Vincenzo Migaleddu, medico radiologo, una lunghissima esperienza all’università di Sassari, autorevole consulente del Wwf e soprattutto membro dell’Isde, l’International society of doctors for the environment, i medici per l’ambiente - anche se nello scantinato non ci fosse nessun rifiuto tossico ma solo oli lubrificanti per i motori si tratterebbe comunque di rifiuti speciali da smaltire, e certamente non da scaricare nel Tirso».
 «Aspettiamo a breve i risultati delle analisi - chiosa l’assessore all’ambiente Rocco Celentano - e poi procederemo a svuotare gli scantinati e a metterli in sicurezza. E nel mentre ribadiamo che abbiamo messo in mora Montefibre. Che deve garantire la totale bonifica del sito».

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