Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Navi dei veleni, ne spunta un’altra

15/10/2009

autore: Michele Inserra

IL MEDITERRANEO CONTAMINATO Potrebbe trattarsi della Mikigan colata a picco il 31 ottobre 1986
Il nuovo relitto sarebbe stato individuato davanti alla costa del Vibonese

VIBO VALENTIA. Dopo il mercantile rinvenuto nei fondali cosentini di Cetraro, spunta un altro mistero nel mare di Calabria. Questa volta la presunta individuazione di un secondo relitto sarebbe avvenuta nel Vibonese, zona tra l’altro indicata dal pentito Francesco Fonti. Manca l’ufficialità: i magistrati si trincerano dietro un «no comment», mentre la capitaneria di porto smentisce la notizia. Potrebbe trattarsi di una nave con fusti tossici o di una delle 150 navi da guerra affondate durante le due guerre mondiali.
 E ieri, secondo quanto scritto dal quotidiano il manifesto, si è saputo che nel tratto di mare al largo di Cetraro, dove è stato ritrovato il relitto della nave che si sospetta trasportasse rifiuti radioattivi, dal 2007 la Capitaneria di porto di Cetraro aveva vietato la pesca a strascico perché la zona era risultata contaminata.
 Nell’articolo si afferma che «due aree vicine alla zona del ritrovamento del relitto, sono contaminate da metalli pesanti: arsenico, cobalto, alluminio e cromo. Tutte sostanze che non possono venire dalla costa, dove non esistono industrie. Tutte sostanze, quindi, che qualcuno ha gettato in mare... La Marina militare, dunque, sapeva dell’esistenza di rifiuti tossici al largo di Cetraro da almeno tre anni». In questo contesto, comunque, emerge un dato allarmante: la pesca in Calabria ha subito un crollo dell’80 per cento.
 Sugli esiti degli accertamenti nel Tirreno vibonese al momento viene mantenuto il massimo riserbo. Della vicenda sono stati informati la magistratura e l’assessorato regionale. Per Legambiente potrebbe trattarsi della Mikigan, la nave affondata il 31 ottobre 1986 nel mar Tirreno con il suo carico misterioso, sicuramente protetto da granulato di marmo (materiale utilizzato per schermare materiali altamente radioattivi), dopo essere partita dal porto di Massa Carrara, luogo dal quale partì anche la Rigel, poi affondata con analoghe caratteristiche nel 1987 nello Jonio Reggino.
 La notizia di un rinvenimento di un nuovo relitto nelle acque di Vibo ha creato una serie di reazioni a catena, di scontri, di smentite e di preoccupazione. Un mix che ha reso incandescente la giornata di ieri in Calabria. E per questo che si continua a chiedere un intervento concreto al governo. «E’ ora di finirla di gridare al lupo al lupo - dice l’assessore all’ambiente Silvio Greco - Ogni giorno il mio assessorato riceve decine di segnalazioni, ma la presenza di un relitto in mare non significa necessariamente che si tratti di una nave dei veleni. Diverso - aggiunge - è il caso della nave localizzata al largo di Cetraro. Quella è una situazione realmente preoccupante, perchè abbiamo i filmati del relitto».
 Dal canto suo il comandante della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, Luigi Piccioli, smentisce il rinvenimento di una nave dei veleni nel vibonese.
 «Al momento non c’è nessuna iniziativa, nessuna nave oceanica che fa delle ricerche» dice.
 Una delegazione dei pescatori di Cetraro si è recata alla presidenza del consiglio e al ministero dell’Ambiente per avere rasssicurazioni. Le vendite sono calate dell’80%, con molti esercizi costretti ad abbassare la saracinesca. È la stata Federcoopesca-Confcooperative a stimare gli effetti che il ritrovamento della nave dei veleni sta avendo sul comparto ittico calabrese.

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