Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Vertice a San Teodoro: La Cinta chiusa per 5 mesi sperando che guarisca

09/10/2009

autore: Tiziana Simula

SAN TEODORO. Nessun intervento della mano dell’uomo per il momento, se non per proteggere ciò che si è salvato dalla furia della piena. Per i prossimi cinque mesi La Cinta sarà sorvegliata scrupolosamente e con strumentazioni scientifiche per monitorare le sue evoluzioni che, probabilmente, sistemeranno da sole molte cose che oggi sembrano compromesse. Nel frattempo, scatta la chiusura.
 Il lungo tratto di arenile in cui la piena ha aperto quattro varchi verso il mare sarà chiuso alla fruizione, un chilometro e mezzo circa di spiaggia (su tre chilometri e mezzo) totalmente preservata, sia a terra che a mare, con il divieto di navigazione nello specchio d’acqua prospiciente il litorale interessato dalla chiusura.

 È questo uno degli interventi urgenti che saranno messi in atto già dalla prossima settimana per cercare di salvare la spiaggia teodorina ferita dalla furia delle acque del fiume e dello stagno, esplose con forza sulla spiaggia il 24 settembre, durante l’alluvione. Lo hanno deciso amministratori, esperti e tecnici riuniti ieri in municipio, un vertice per concordare un’azione cooordinata per fronteggiare l’emergenza e pianificare le strategie. Attorno a un tavolo il Comune, l’Area marina protetta e la Provincia, i tre promotori dell’incontro, a cui hanno partecipato la Capitaneria di porto, il Genio civile, l’ufficio Demanio e il servizio Governo del territorio.
 «La decisione emersa, che ci ha visto tutti d’accordo - spiega il sindaco Gianni Marongiu -, è stata quella di aspettare: monitorare il sistema spiaggia per cinque mesi e solo dopo aver capito le sue evoluzioni, valutare eventuali ipotesi di ricostituzione del cordone dunale». Osservazione, peraltro, già in atto attraverso strumenti di misura scientifica predisposti dall’équipe del geologo marino Sandro De Muro.
 Intanto, dalla prossima settimana, scatterà la chiusura (partirà dalla foce dello stagno, nella zona di Puntaldìa): il divieto alla fruizione sarà supportato dalla cartellonistica che non si limiterà a imporre l’alt, ma spiegherà ai cittadini i motivi del provvedimento finalizzato alla rigenerazione naturale della spiaggia, «cartellonistica che verrà realizzata seguendo le linee guida dei Sic, promossa dalla Regione», ha spiegato il direttore dell’Area marina, Augusto Navone. Per preservare il cordone dunale che, invece, è stato risparmiato, saranno sistemate staccionate di protezione nei tratti in cui la barriera già esistente è stata danneggiata (a giugno era stato inaugurato un percorso naturalistico). «In attesa della chiusura - aggiunge il sindaco - vigili urbani, barracelli e forestale vigileranno sul litorale per impedire che vengano portati via conchiglie e ciottoli, come sta accadendo».
 L’incontro tecnico è stato preceduto da un’assemblea durante la quale Marongiu ha ricordato i pesanti danni provocati dall’alluvione, stimati in 18 milioni di euro solo per le opere pubbliche, oltre a quelli ambientali. «Mi aspettavo dalla Regione una legge speciale così come avvenuto per Capoterra», ha detto.
 Parere condiviso dalla presidente della Provincia, Pietrina Murrighile, che ha sottolineato «l’importanza dell’incontro per arrivare a un percorso condiviso», ricordando che «fin da subito la Provincia è stata al fianco dell’amministrazione quando è scattata l’emergenza».
 Duro l’assessore provinciale all’Ambiente Piefranco Zanchetta che ha criticato l’assenza dell’assessorato regionale competente. «In un dramma come questo è grave la mancanza di conforto da parte della Regione, che pensa ad aumentare le volumetrie nelle coste mentre le nostre spiagge stanno scomparendo», ha detto. Richiamando anche il Comune a una maggiore attenzione al problema dell’erosione. «Da questo territorio ferito deve partire un messaggio forte di tutela, dobbiamo tenerci stretto il nostro capitale».

Chiavi di questa notizia: Dissesto idrogeologico