Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Bonifiche dei siti minerari, sempre fermi all’anno zero

07/10/2009

autore: E. A.

I ritardi dell’amministrazione regionale bloccano il risanamento

IGLESIAS. Se i siti minerari dismessi fossero proprietà privata l’Arpas avrebbe avviato un’inchiesta, valutato il grado di inquinamento procurato al territorio e ingaggiato, con i proprietari privati, una pesante azione legale nei confronti degli inadempienti.
 I vecchi rottami, chiamati anche pezzi di archeologia mineraria, invece, che troneggiano a Masua, Nebida, San Giovanni Miniera, Acquaresi, Campo Pisano e Monteponi continuano a rilasciare sostanze inquinanti che terminano nelle acque del golfo o nella palude Sa Masa. Parlare di messa in sicurezza dei capannoni minerari di Masua aggrediti da ruggine, polvere, sostanze nocive, mettere in sicurezza quel complesso monumentale, in equilibrio instabile di San Giovanni Miniera, sistemare, dopo il blocco dei lavori, l’ex sala elettrolisi di Monteponi è diventato un azzardo perché la Regione non sembra disponibile a rimuovere discariche, lamiere, rotaie, carrelli, montagne di ghiaia e di fango che con l’arrivo delle piogge autunnali vanno a finire in mare. Igea fa quello che può compatibilmente alle risorse finanziarie che la Regione mette a disposizione. «È chiaro - sostiene Marco Tuveri della Uil - che questo ritmo non è quello adatto a rimuovere le criticità che impediscono persino lo sviluppo economico e turistico del territorio. Siamo di fronte ad interventi al rallentatore. Da decenni si parla di bonifiche ed abbiamo accumulato solo ritardi soprattutto quando si è perso tempo con i bandi internazionali che avevano come intento la privatizzazione di Masua, Monte Agruxua, Malfidano, Naracauli e Monteveccio. Insomma siamo sempre all’anno zero». Masua è l’emblema del non fare: montagne di scorie abbandonate alle intemperie. Non si presenta meglio il costone sotto la montagna di San Giovanni dove un tempo era la laveria e gli altri impianti per la lavorazione dei minerali di piombo e zinco. «Ritengo che lo sviluppo di alcune aree come quelle di Nebida e Masua - afferma fabio Enne della Cisl - sia legato alla bonifica e messa in sicurezza dell’entroterra marino. Igea per quanto mi consta sta predisponendo i piani industriali ma l’esecutività degli interventi è legato al lasciapassare della Regione. Igea deve accelerare i tempi e l’azionista unico deve evitare di rallentare le procedure. La giunta regionale ha il dovere di intervenire assicurando ad Igea le autorizzazione per la sistemazioni dei siti».

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