Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Poetto, la sabbia si tinge di giallo

13/04/2002

autore: Maria Francesca Chiappe

Provincia. La polemica sul ripascimento si allarga dalla spiaggia all’area di “pesca” della draga

 

Una strana lettera dell’impresa: «Estendiamo il prelievo»


CAGLIARI. A precisazione alla nostra nota di ieri e ai colloqui intercorsi vi confermiamo che la sabbia idonea al ripascimento nell’area di prelievo concessa si sta esaurendo. Dopo alcuni test nelle vicinanze stiamo provvedendo a estendere la zona di prelievo come concordato, pur rispettando la distanza minima richiesta dalla prateria di posidonia e operando comunque all’interno del raggio di un miglio dal centro dell’area autorizzata.Questa lettera è stata spedita dall’associazione di imprese che sta lavorando al ripascimento del Poetto il 15 marzo 2002 e fa riferimento a una nota del giorno prima. In altre parole: sette giorni dopo l’inizio dei lavori la sabbia era finita e l’impresa chiedeva alla Provincia di allargare la zona di prelievo. Da piazza Palazzo nessuna risposta. Eppure i lavori sono proseguiti, la draga ha continuato ad aspirare sabbia in mare per poi “spararla” sull’arenile, fino al 22 aprile, giorno in cui l’Antigoon ha salutato tutti ed è andata via. Ha lasciato però i tracciati, e le carte nautiche indicano chiaramente che nei primi giorni il suo campo d’azione è stato prevalentemente interno al rettangolo in cui era autorizzato il prelievo della sabbia. Man mano che passavano i giorni, il percorso si è allargato. È vero che i documenti della Capitaneria di porto certificano la regolarità delle operazioni: però i militari dovevano soltanto controllare la posizione della draga nel punto autorizzato. La certificazione sui prelievi era invece compito del direttore dei lavori.
E allora l’opposizione attacca. Ieri mattina il consigliere provinciale Remigio Cabras (Margherita) ha prodotto una serie di documenti alla commissione Garanzia e controllo che presiede: la lettera dell’impresa, i tracciati della draga, le analisi granulometriche effettuata dall’impresa su ogni singolo prelievo. Da queste risulta che è stata pescata per lo più sabbia grossa e media, sabbia fine in percentuale minima, ma anche ghiaia, fine e media. Non solo: dalle verifiche in corso d’opera, firmate dalla direzione dei lavori, emerge che sulla composizione della sabbia originaria si è fatta una media con cui comparare la rena del ripascimento. Esempio: alla prima fermata la percentuale di quarzo e feldspati (che fanno bianca la sabbia) della rena originale era del 50 per cento, il 40 per cento erano pietre. Invece, nello stabilimento dell’Aeronautica e al Margine rosso la percentuale di quarzi e feldspati era dell’87’ per cento, solo 5 per cento di pietre. Ebbene, la direzione dei lavori fa una media e dice, nero su bianco, che il contenuto del quarzo «che conferisce il caratteristico colore» varia mediamente fra il 33 e il 62 per cento. «Il confronto fra la composizione mineralogica media presente originariamente nel Poetto e quella della sabbia di dragaggio indica una analoga composizione in quarzo trasparente responsabile del colore. Nei campioni prelevati in draga il valore si attesta fra il 37 e il 66 per cento». Nessuna distinzione dunque (come faceva invece il capitolato) fra i tratti di spiaggia borotalco e quelli ormai divorati dall’erosione. E comunque, se si va a leggere la tabella dei singoli carichi, si vede che sono state prelevate anche il 37 per cento di pietre, il 17 per cento di conchiglie, sabbia con solo 37,70 per cento di quarzi e 10,7 di feldspati. «Quei carichi», si domanda Remigio Cabras, «perché sono stati ammessi? È la prova che non è stato rispettato il capitolato nonostante fosse chiarissimo: prevedeva sabbia con l’85 per cento di quarzi e il 15 per cento di feldspati. Ogni singolo carico, dopo le operazioni in loco di vagliatura, lavatura, setacciatura, doveva avere quelle caratteristiche. E l’overflow, cioé lo scarico a mare dei materiale non idonei, doveva essere effettuato sul luogo di prelievo, non altrove». Cabras insiste: «Che cosa significa la lettera dell’impresa? Che cosa ha risposto la Provincia, visto che agli atti non c’è nulla? La cosa strana è che nei primi giorni la draga risulta dentro il rettangolo, poi si sposta».
Sulla stessa lunghezza d’onda si muove anche Marina Valdes, stessa commissione, stesso partito di Cabras: «Il lavoro di monitoraggio è stato fatto malissimo perché avrà pure individuato il luogo dove si trovava la sabbia da prelevare ma non ha accertato se il quantitativo era sufficiente. I tracciati mostrano inoltre che la draga ha pescato in un arco molto più ampio rispetto alla zona autorizzata. Infine, i risultati dei campionamenti dicono che la maggior parte del pescato doveva essere scartato».
Quelle carte portano Giuseppe Macciotta, consigliere comunale della Margherita, a ribadire: «L’impresa ha disatteso il capitolato. Non c’è ora solo il problema di trovare un rimedio ma anche quello di individuare un responsabile diretto nell’impresa, e omissivo nella Provincia e negli altri organi cui era demandato il controllo».
L’assessore provinciale ai Lavori pubblici Renzo Zirone chiarisce così tutti i quesiti: «Non abbiamo risposto ufficialmente alla lettera dell’impresa perché c’era un errore nelle coordinate che individuavano il rettangolo. Un volta che il ministero ha inviato la rettifica, l’impresa si è accorta la sabbia era in abbondanza. Potremmo prelevarne altri 500.000 metri cubi». Quanto ai tracciati che indicano spesso la draga fuori dal rettangolo, «la Antigoon si allontanava per le operazioni di overflow: bisognava eliminare la sabbia sottile. Sì, quella sottile, perché si dovevano rispettare parametri precisi: la sabbia doveva avere una certa granulometria e se era troppo sottile non era permesso prenderla perché non sarebbe servita in quanto poi ci sarebbero stati problemi di tenuta dell’arenile. La draga ha prelevato sabbia nel rispetto dei parametri e si allontanava anche di un miglio dal rettangolo per non intaccare la prateria di posidonia stando ben attenta anche a non influenzarla con le scorie». Zirone ha una risposta anche sulle analisi granulometriche: «Ghiaia non ne è stata messa. Il tubo di tre chilometri, quello che poggiava sul mare, può aver portato dei ciottoli ma non più grossi di nove centimetri perché c’era la griglia. Di conseguenza, le pietre che ci sono non sono state aspirate dalla draga ma sono state prese dal tubo. Dopo la pettinatura non ci saranno più così come spariranno (con mio dispiacere) le conchiglie grosse perché la pettinatrice toglie via tutto quello che è superiore ai tre centimetri».


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