Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Portoscuso sotto scacco tra i veleni
27/09/2009
autore: Pier Giorgio Pinna
Inchiesta sull'allarme ambiente nel Sulcis
Le emissioni di fluoro all’Alcoa e la minaccia di nuovi licenziamenti
PORTOSCUSO. Di notte i fumi del fluoro assomigliano a una nebbia sottile. La mattina si mescolano alle nuvole più basse con effetti da incubo. E a scacciarli non basta il vento. Così, tutt’attorno, vicino alle case, c’è un odore acre. In gola, sul palato, sulla lingua si avverte solo una senso di fastidio, come succede in un ambiente saturo di sostanze chimiche. Ma i medici non nascondono i timori: «Attenti: l’esposizione all’acido fluoridrico può non produrre irritazioni alla pelle e non determinare subito sintomi come convulsioni o disturbi gastrici».
«A distanza di tempo causa però conseguenze devastanti - incalzano - L’assorbimento da parte dei tessuti genera micidiali patologie provocando danni ai polmoni, al fegato, ai reni, alle ossa». Ma davanti allo stabilimento dell’Alcoa, la multinazionale Usa che da un mese e mezzo non riesce più a mantenere a norma il ciclo per le trasformazioni di alluminio, l’atmosfera è quasi irreale. Lo è, almeno, per chi non è assuefatto al mix di fabbriche, discariche, appartamenti, bar, negozi, market concentrati in un’ area di pochi chilometri quadrati. Dove seimila persone abitano tra gas, veleni, inquinamento. Sempre sotto la minaccia costante della chiusura di qualche impianto. Sempre sotto il pericolo di perdere altri posti di lavoro. Sempre sotto scacco. E sotto una cappa allucinante di sofferenze e morte: da queste parti non c’è famiglia che non abbia malati di tumore.
IL RUOLO DELL’ARPAS
Eppure, di fronte alle emissioni di fluoro, dopo tante battaglie che non sono servite a salvare né l’occupazione né la salute, qui il clima è in larga misura di cupa accettazione. Sì, è vero: qualcosa si muove. Gli specialisti sono all’opera per valutare l’effettivo grado di tossicità del fluoro. Poco lontano i carabinieri hanno sequestrato due bacini di fanghi rossi ipotizzando una lunga serie di omissioni. La Regione dice di voler intervenire, ma non è evidente né come né quando. Comune e Provincia si mobilitano, con diverse sfumature d’incisività, per far luce sui misteri dell’Alcoa. E in fabbrica gli stessi rappresentanti dei lavoratori lanciano allarmi sui rischi sanitari.
Ma nel complesso prevalgono indifferenza, apatia, rassegnazione. I veleni più insidiosi sono mannaie calate sull’incolumità generale a scadenze periodiche. Però sembrano alla fine fiaccare meno degli annunci di cassa integrazione o dei licenziamenti. Non si spiega diversamente lo scoramento che ha colpito molti in passato sempre in prima fila sul fronte ambientale. Come non si giustificano altrimenti divisioni, conflitti, accuse intestine.
E solo l’abitudine consolidata a convivere con queste sensazioni chiarisce altri stati d’animo. Nessuno per esempio protesta per uno degli ineffabili suggerimenti contenuti nella pagina iniziale del sito internet dell’Alcoa Trasformazioni Srl di Portovesme: «Scoprite il nostro impatto sulla vita degli abitanti delle comunità dove operiamo». Indicazione certo riferita ad altro. Ma che adesso, fin dal titolo, dovrebbe suggerire reazioni diverse dalla curiosità di addentrarsi fra iniziative socio-culturali.
E che dire dello stupore con cui i vertici locali Alcoa accolgono la richiesta di poter visitare lo stabilimento e ottenere chiarimenti ufficiali da parte aziendale sulle emissioni che si protraggono dal 9 agosto? «Ci dispiace, senza l’autorizzazione dei dirigenti non possiamo rilasciare dichiarazioni alla stampa né tantomeno far entrare nessuno che non abbia fissato un appuntamento da tempo», è la cortese ma ferma risposta dell’ingegner Sergio Vittori, responsabile di produzione. Serve a poco rilevare come ormai la versione fornita all’Agenzia regionale per la protezione ambientale dai rappresentanti legali del gruppo, e in particolare dal direttore della fabbrica Marco Guerrini, circoli pubblicamente (con l’ammissione di anomalie nelle lavorazioni). E come la ricostruzione sia stata inviata dall’Arpas a Regione, Provincia, Comune, carabinieri del Noe, Stazione forestale, Asl 7.
MALATTIE E INSIDIE
Può apparire paradossale, ma le maggiori preoccupazioni arrivano così da altre parti dell’isola. Perché meravigliarsi, del resto? Non tutti se la sentono di aderire a linee di reticenza che sfiorano l’omertà. E il motivo si comprende facilmente. Le emissioni di fluoro sono state in qualche caso superiori di 5 volte alla norma e giudicate, in una delle ultime campionature Arpas, pari a più del doppio del tollerabile.
Segnalazioni alla magistratura sono arrivate dal Gruppo d’intervento giuridico, coordinato in Sardegna da Stefano Deliperi. Che non si stanca di denunciare il degrado dell’intero territorio: «Troppe carenze nelle manutenzioni, pochi controlli, scarsissimi filtri per monitorizzare e prevenire possibili disastri». Nello stesso contesto si colloca la grande preoccupazione di organizzazioni per la tutela della salute come la società internazionale Isde. Oltre che le forti attenzioni di altri esperti: professionisti, giuslavoristi, docenti che nell’isola si occupano di valutazioni ambientali.
Volontari che si battono senza risparmio. Non dimenticano i disastri a Portoscuso e pensano alla frazione di Paringianu: 800 abitanti sotto vento, esposti in continuazione ai miasmi portati dal maestrale. «Se si ricorda che il fluoro è stato usato come ingrediente nelle prime bombe atomiche, non c’è di sicuro da stare tranquilli», afferma il radiologo Domenico Scanu. Lo specialista si occupa di malattie oncologiche, sempre sulla costa occidentale ma molto più a nord, e fa parte della rete dei Medici per l’ambiente. «Sarebbe indispensabile già ora avviare una campagna di analisi comparate prendendo in considerazione sia i pazienti più esposti sia i dati riguardanti le emissioni - prosegue -. Solo così saranno un domani accertate o escluse eventuali responsabilità».
SCARSA UNITÀ
Intanto a Portoscuso, non lontano dai fumi di torri e ciminere, sulla litoranea che di lì a qualche chilometro porta verso l’interno, il panorama è sempre incantevole: assurdamente, sono tuttavia i litorali a picco sul mare di un blu intenso a costituire una nota dissonante.
Un contrasto che ricorda come avrebbe potuto continuare a essere tutta questa splendida zona. E come sarebbe stato possibile salvare il suo patrimonio naturale se fossero stati messi da parte silenzi, sospetti, accuse, veti incrociati. Assieme alle corruzioni: tentate o presunte. E alle mazzette vere. Tangenti che naturalmente non hanno niente a che far né con l’Alcoa né con situazioni di oggi. Tangenti venute alla luce in passato, nelle inchieste giudiziarie a carico di chi pensava di trasformare in merce la salute giocando sulla disperazione della gente a caccia di un qualsiasi lavoro.
Chiavi di questa notizia: Inquinamento