Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Deposito per petroliere nel Golfo
26/09/2009
autore: Vincenzo Garofalo
Porto Torres. L'area marina protetta si trasformerà in un crocevia ad altissimo impatto ambientale
Mega serbatoio di combustibile Eni: è rivolta
Da area marina protetta a superstrada per le petroliere. Eni presenta il piano di investimenti per salvare il sito industriale di Porto Torres, e per le acque del Parco dell'Asinara il futuro ha il colore del petrolio. Secondo i progetti del colosso energetico italiano, lo stabilimento turritano dovrebbe ospitare il più grande deposito costiero di idrocarburi d'Italia.
Un parco serbatoi capace di inglobare 1 milione e 650 mila metri cubi di combustibile che l'Eni affiderebbe in gestione alla società R&M (marchio Agip) e che garantirebbe il lavoro a 45 persone. Per realizzare il progetto potenziando a dismisura l'attuale parco serbatoi, la società del cane a sei zampe è pronta a mettere in gioco 150 milioni di euro, a fronte dei 90 milioni destinati a interventi sulle produzioni e dei 550 milioni per le bonifiche. Un piano che non piace per nulla agli amministratori locali e ai sindacati. Il primo a tuonare contro Eni è il sindaco di Porto Torres, Luciano Mura: «Contrario su tutta la linea», commenta il primo cittadino turritano. «L'ipotesi di stoccare 1 milione 650 mila metri cubi di carburanti in un deposito costiero ha un evidente impatto ambientale che il territorio non può permettersi di sopportare». A far paura è il traffico delle petroliere che solcherebbero le acque del Parco: «Eni dovrebbe potenziare il pontile liquidi e questo taglierebbe le gambe ai nostri progetti di far decollare il porto commerciale, non possiamo accettarlo. Anche perché il progetto non è destinato ad aumentare la produzione degli impianti, che se il piano industriale di Eni resta questo, è destinato a chiudere nel giro di un anno».
Contraria anche il presidente della Provincia, Alessandra Giudici, che per martedì ha già convocato il tavolo dell'Area di crisi, proprio per discutere dei progetti dell'Eni: «Porto Torres e l'intero territorio non possono sobbarcarsi l'ennesimo rischio ambientale, perlopiù senza che ci siano delle ricadute produttive e occupazionali». Un coro di no arriva anche dai sindacati: «Eni ha presentato l'ennesimo piano bluff», accusa Arnaldo Melissa, segretario territoriale della Uil. «Fenolo e cumene chiudono, si perdono 200 posti di lavoro e si guadagna un flusso continuo di petroliere nel golfo dell'Asinara». Gli fa eco Antonio Rudas (Cgil): «Insediare infrastrutture nel territorio senza una ricaduta occupazionale e produttiva è improponibile, tanto più se è connesso ai rischi di inquinamento». Perplesso anche Gavino Carta (Cisl): «Ci sembra una soluzione che espone il territorio a un rischio ambientale altissimo. Il parco serbatoi non può essere un palliativo agli investimenti sulla produzione».
Due anni fa, sulla battigia della spiaggia La Pelosa, a Stintino, fu una petroliera umana a dire no al passaggio dei cargo carichi di combustibili nelle acque del Golfo dell'Asinara. Oltre seicento persone avevano formato una catena umana disegnando in mare la sagoma di una petroliera barrata con una ics. Una manifestazione organizzata dal consigliere comunale di Sassari, Roberto Schirru. Allora a prospettare un mini parco serbatoi affacciato sull'Asinara era stata la società spagnola Endesa, all'epoca proprietaria della centrale termoelettrica di Fiume Santo. E si parlava di un centro stoccaggio da 200mila metri cubi.
Chiavi di questa notizia: Aree protette