Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Montefibre, Arpas in allarme

26/09/2009

autore: Giovanni Bua e Federico Sedda

I tecnici prelevano un campione dal deposito allagato

NUORO. Analisi dell’Arpas nel «brodo primordiale» nascosto nelle cantine della Ex-Montefibre. Messa in mora da parte della Provincia di tutte le aziende dell’area ex-Enichem, che prima devono preparare dei «piani di caraterizzazione» sullo stato di inquinamento dei siti da loro abbandonati. E poi provvedere alla bonifica.
 Doppio vertice in Regione per esaminare la partita inquinamento a Ottana. Con il comune che avvisa: «Attenti agli allarmismi, così facciamo scappare le industrie». E gli ex operai dell’area indistriale che si riuniscono e affermano: «Il vero pericolo è l’amianto».
 Questa la cronaca di una giornata convulsa, passata ad alzare e abbassare i toni dell’allarme inquinamento nel recinto dell’ex Enichem. Il tutto mentre la pioggia battente riempiva ulteriormente i 5000 metri cubi dello scantinato nel cuore dei 10 ettari coperti occupati fino al 2003 dalla Montefibre. Che conteneva i trecento motori a servizio dei reparti AT7 e AT8, dove i polimeri arrivati dall’area chimica si fondevano con i solventi per fare le fibre e venivano trattati con oli di ensimaggio dimetilamina e acrilonitrile.
 Vari esperti contattati tendono ad escludere che dentro l’enorme vascone ci siano sostanze tossiche cancerogene, che La Ex-Montefibre dovrebbe aver portato via al momento della smobilitazione. Lo stanzone profondo nove metri conteneva comunque circa 300 motori con relative tubazioni e centraline con depositi di lubrificanti e solventi. E vi confluivano tutte le tubazioni di entrata e di uscita degli oli e delle acque reflue bianche e scure, molte delle quali in fibra di amianto. «Vale la pena di andare a guardare insomma», sottolinea Vincenzo Migaleddu, medico radiologo, una lunghissima esperienza all’università di Sassari, autorevole consulente del Wwf e soprattutto membro dell’Isde, l’International society of doctors for the environment, i medici per l’ambiente. «E così sarà - rispionde l’assessore provinciale Rocco Celentano - la prossima settimana l’Arpas farà le analisi insieme ai tecinci della provincia. E nel mentre proseguiamo la nostra battaglia con la messa in mora di tutte le aziende che lavoravano e lavorano nell’area ex-Enichem». Due gli incontri in programma in Regione: uno martedì e uno il 5 ottobre insieme alle aziende.
 Nel mentre gli amministratori di Ottana predicano cautela. «Risposte certe su eventuali pericoli ambientali - dice l’assessore alle Attività produttive del Comune Nicolino Pittalis - possono venire solo dagli organismi preposti e dai laboratori specializzati. Apprezziamo la sensibilità dei cittadini sulla difesa dell’ambiente. Occorre evitare, tuttavia, di parlare a vanvera o per partito preso: si creerebbero solo ingiustificati allarmismi sociali. La gente, invece, ha bisogno di certezze». Cautela, quindi. Anche se nessuno nega la necessità di fare le bonifiche in un territorio compromesso da trent’anni di industria. «Montefibre - osserva Pittalis - deve fare ancora molto. Finora ha smantellato solo le parti ferrose e, in parte, il calcestruzzo, vendendo quanto vendibile e lasciando dentro e fuori lo stabilimento un terreno minato da vecchia ferraglia, lana di vetro e quant’altro. Questa non può essere considerata bonifica: occorrono ben altri interventi». Che il comune di Ottana è pronto a chiedere subito. «Sul campo del ripristino ambientale - dice Pittalis - chiediamo che al nostro territorio venga riservata la stessa attenzione che è stata data ad altri siti industriali». Intanto ieri si sono riuniti a Ottana gli ex lavoratori Montefibre. «Il vero problema - hanno detto - è l’amianto».

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