Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Portovesme, terremoto ambiente
25/09/2009
autore: Antonella Pani
Industrie. L'Eurallumina: «Chiederemo il dissequestro dei bacini dei fanghi rossi». Gli operai: «Ripresa in pericolo»
L'inquinamento rischia di fare chiudere le fabbriche
«Puntiamo al dissequestro dei bacini e non ci diamo per vinti: l'obiettivo è sempre quello di far ripartire la fabbrica»: Vincenzo Rosino, amministratore delegato dell'Eurallumina ha incontrato i sindacati, ieri sera a Cagliari nella sede della Confindustria, per informarli ufficialmente di quanto è successo mercoledì. I bacini sono sigillati, sotto sequestro preventivo per disposizione del Gup, che ipotizza il reato di disastro ambientale doloso. «Non entriamo nel merito dell'inchiesta - dice Fabio Enne, segretario della Cisl - siamo tutti d'accordo che ambiente e salute sono sempre e comunque prioritarie, ma dal punto di vista sindacale dobbiamo sottolineare anche che se non si individua al più presto un sito per il bacino, l'Eurallumina non riparte. E noi non vogliamo neanche prendere in considerazione questa ipotesi».
NO COMMENT Ovviamente nessuno commenta l'inchiesta giudiziaria in corso, ma la preoccupazione per il futuro dei 700 lavoratori in cassa integrazione è tangibile. «Il nostro unico pensiero è che la fabbrica riparta al più presto» dice Nino D'Orso, segretario dei Chimici della Cisl per il Sulcis Iglesiente.
A Portovesme le emergenze ambientali si susseguono, provocando scossoni senza precedenti. Paolo Dessì, consigliere regionale del Psd'Az, propone dei sopralluoghi nelle aree, convocando tutte le parti coinvolte. «Non è possibile attendere oltre - scrive Dessì in un comunicato - il Sulcis Iglesiente non può continuare a pagare dazio in termini di vite umane ed inquinamento».
L'ESPOSTO Sul caso Eurallumina prende posizione anche il Gruppo di intervento giuridico-Amici della Terra, che in una nota ricorda di aver presentato un esposto alla Procura dopo l'episodio del 29 marzo scorso, quando dal terreno cominciò a zampillare dell'acqua rossastra. Da quello strana fuoriuscita presero avvio le indagini della magistratura, sfociate mercoledì nel sequestro preventivo dei due bacini, quello vecchio e quello nuovo, e della sala pompe dell'Enel. «Quando io dicevo che il bacino poteva inquinare mi prendevano per delinquente - dice Giorgio Martis, attualmente presidente del Comitato per il Lavoro, ex dipendente Eurallumina ed ex sindacalista - mi dispiace per gli ex colleghi, ma a questo punto il riavvio della fabbrica è difficilissimo. A meno che non si punti sul riutilizzo dei fanghi, facendoli diventare una risorsa».
ALCOA Resta ancora tutta da decifrare l'emergenza ambientale all'Alcoa. La Provincai continua ad affermare di avere le mai legate: per decidere in merito alla diffida che pende sulla fabbrica di alluminio sono necessarie analisi sulle 24 ore. Neanche ieri negli uffici della Provincia è arrivata la relazione analitica annunciata dall'Arpas. Così la diffida all'Alcoa di riportare le emissioni entro i limiti di legge resta sospesa. Nella fabbrica, intanto, continua lo spegnimento delle celle elettrolitiche da cui si sprigionavano le emissioni: a ieri le celle ferme erano 63. Nello stabilimento, inoltre, sono arrivati altri quattro tecnici dell'Alcoa (nelle settimane scorse ne erano già arrivati tre), con il compito di normalizzare la situazione della sala Elettrolisi nel più breve tempo possibile. Insomma nel polo industriale d Portovesme, già messo a dura prova da una crisi occupazionale senza precedenti, si susseguono ora le emergenze ambientali. E nessuno può prevedere le conseguenze di questo terremoto.
Chiavi di questa notizia: Inquinamento