Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Alcoa, inferno in fabbrica oltre i veleni anche i pericoli

25/09/2009

La relazione inviata ieri dai tenici dell’Arpas

PORTOVESME. Sono stati notificati, ieri mattina, all’amministrazione provinciale Carbonia-Iglesias, ai carabinieri del Noe, alla stazione forestale e di vigilanza ambientale di sant’Antioco, all’assessorato regionale igiene e sanità e al dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria di Carbonia, i risultati delle analisi effettuate nello stabilimento Alcoa e all’esterno della zona industriale di Portovesme sulla presenza in atmosfera di acido fluoridrico. Dati tutti relativi alle campionature effettuate tra il giorno l0 settembre e il 19 settembre dai tecnici del dipartimento Arpas di Portoscuso.
 Il primo rilievo fatto dall’Arpas riguarda il fatto che su 328 celle presenti in sala elettrolisi quasi una sessantina di queste erano state escluse dal ciclo produttivo per anomalie di marcia: «E questa relazione è sintomo di una situazione di instabilità nel ciclo produttivo e di una evidente difficoltà gestionale da parte dei tecnici impiantisti di processo dello stabilimento».
 Le osservazioni fatte, secondo l’Arpas puntavano a misurare la concentrazione di fluoruri totali immessi in atmosfera e non solo lo ione fluoruro, derivante dall’acido fluoridrico. Arpas sottolinea che le disposizioni di legge impongono la tolleranza di 2.2 microgr/Nmcubo e nella campione 3353 si è arrivati ad oltrepassare 5.5 microgr/Nmcubo di HF. Gli accertamenti fatti sono indubbiamente complessi ma sinteticamente l’Agenzia regionale per la protezione ambientale sostiene che alcuni campioni prelevati hanno evidenziato valori superiori a 20 microgrammi /Nmcubo limite della concentrazione media nelle 24 ore.
 Ora dopo questo rapporto le decisioni passano di competenza della Provincia che dovrà, dopo attenta verifica e con rigore scientifico, decidere sul da farsi.
 Alcoa continua intanto a riconoscere che per riportare alla normalità lo stabilimento occorreranno almeno altre 4 settimana, ma non ha ancora annunciato se le celle in avaria saranno fermate per evitare l’aggravarsi della situazione ambientale.
 Si spinge sull’acceleratore al massimo per tenere alta la produzione ma dal sopralluogo dei tecnici Spresal e dei funzionari della Asl alcune celle continuano a marciare senza protezione e quindi «è presente un’apertura nel vuoto che espone i lavoratori a pericoli di caduta nel vuoto. I grigliati dei pavimenti presentano cavità pericolose - certificano gli esperti della Asl 7 - e si è rilevato inoltre che il sistema di caricamento di allumina e fluoruri tramite carro-tramoggia, in alcune postazioni, risultano non essere in buono stato di efficienza in quanto si verificano notevoli perdite e diffusione nell’ambiente di lavoro delle polveri e di materiali». Un quadro quindi poco rassicurante soprattutto per i lavoratori.
 Intanto, arriva una conferma ufficiale: la prima cella è saltata la mattina dell’8 agosto e in quell’occasione una nube gialla aveva avvolto l’impianto. Ma solo recentemente Alcoa ha ammesso l’incidente tecnico. Il coperchio della cella esplosa si è disintegrato provocando la fuoriuscita di gas nocivi. Si sta andando avanti così da 45 giorni.

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