Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
I veleni delle fabbriche abbandonate
24/09/2009
autore: F. S.
Nella valle del Tirso un allarme che dura da almeno dieci anniOTTANA. Di rischi ambientali a Ottana pochi parlavano. Voci nascoste perché la paura di perdere il posto di lavoro era più forte di quella di perdere la salute. La commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività collegate al ciclo dei rifiuti, che fece tappa a Ottana, scrisse: «Prima del 1998 è sembrata regnare la sola preoccupazione di non intralciare il processo di industrializzazione». La mappa dei siti critici parte dai fanghi rossi dell’Enichem stoccati a cielo aperto, dalle morìe di pesci nel Tirso, dalle ceneri della termodistruzione piovute sui frutteti, fino all’allarme ozono scattato nel 1999 e alle denunce di una recrudescenza di tumori nella vicina frazione di Molia.
Enichem controllava l’inceneritore e il depuratore senza rendere conto a nessuno. Con la deindustrializzazione l’inquinamento si è spostato nelle nuove (e chiuse) industrie del Contratto d’area. La conceria Master Sarda smaltiva i residui di oli grassi in una buca scavata nel terreno. Altre denunce, con relativo intervento del Noe, ci sono state alla Cartonsarda. Il territorio è invaso da cumuli di plastica abbandonati dalla Plasteco e dalla Sarecologia. L’Agrival è stata chiusa il 19 giugno 2009 dal sindaco di Bolotana, Francesco Manconi, per la presenza a cielo aperto di scarti di macellazione. E nella discarica industriale, stando alle denunce degli ambientalisti, sarebbe stato smaltito amianto proveniente dall’arsenale della Maddalena.
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