Rassegna Stampa
Testata: Il Giornale di Sardegna

Falde inquinate da metalli killer sigilli al bacino di Eurallumina

24/09/2009

autore: E. L.

Portoscuso. Il Noe sequestra un impianto per la raccolta di fanghi rossi: «Disastro ambientale colposo»

Acque contaminate che da giorni riversavano nelle falde materiali tossici come arsenico, fluoruri, boro e manganese. Era una piccola bomba ad orologeria quella sequestrata ieri dai carabinieri del Noe: sigilli sono stati posti ad un bacino dell'impianto Eurallumina, a Portoscuso, che dopo un guasto risalente a marzo era diventato una potenziale minaccia per il territorio.
SIGILLI AL BACINO. Il sequestro preventivo è scattato per il nuovo e vecchio bacino fanghi rossi di Portoscuso e l'area della cosiddetta" salapompe" dell’Enel, di pertinenza della vicina centrale elettrica, che però fa riferimento ad Eurallumina. I carabinieri della compagnia di Iglesias e del Nucleo operativo ecologico di Cagliari si sono presentati ieri davanti ai cancelli del sito industriale, in località Su Stangioni-Foxi, per notificare il decreto emesso dal giudice per le indagini preliminari Daniela Amato, chiesto dal sostituto procuratore Marco Cocco.
L'operazione di ieri è in sostanza una bonifica preventiva, o meglio un modo per arginare il deflusso di liquami pericolosi, che hanno messo a rischio la salute dei lavoratori e dei residenti. In realtà, i dipendenti di Eurallumina non mettono più piede nello stabilimento dal primo aprile scorso, quando la società ha annunciato la fermata per dodici mesi.
Il reato ipotizzato dagli inquirenti è quello di disastro ambientale doloso, con inquinamento delle acque di falda causato dal cosiddetto bacino dei fanghi rossi. Dal decreto di sequestro risulta che il fascicolo è contro ignoti. In un comunicato il Noe, ha evidenziato la compromissione ambientale del sito, sempre più contaminato, così come delle acque di falda, in cui sono stati trovati fluoruri, boro, manganese e arsenico in percentuali al di sopra dei limiti consentiti. Le indagini sono partite il 29 marzo scorso dopo la rottura di una tubatura che collega la sala pompe della centrale elettrica Enel (estranea alle indagini) al vicino stabilimento Eurallumina, utilizzata per trasportare acque di falda. Il guasto ha provocato una notevole fuoriuscita delle acque, giuridicamente inquadrate come rifiuti speciali, che si sono riversate sulla strada Portoscuso- Paringianu, interna alla zona industriale. Di qui, l'ipotesi di traffico di rifiuti speciali scoperto dal Noe. In un comunicato diffuso nel pomeriggio, l’Enel ha confermato «l'assoluta trasparenza del proprio operato » e di riporre piena fiducia nell’azione degli inquirenti». L'impianto sotto sequestro è stato affidato ad un custode, un ufficio del dipartimento del ministero dell'Ambiente preposto alle bonifiche, che dovrà ora adeguare il sito agli standard di sicurezza. E depurarlo dai metalli killer.

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