Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Fanghi rossi sotto sequestro
24/09/2009
autore: Erminio Ariu
Disastro ambientale, Euroallumina sotto accusaPORTOVESME. Il conto presentato dalla Procura all’Eurallumina per l’incidente ambientale del 29 marzo, quando dal sottosuolo zampillò liquido rosso a fiumi, è salato. I carabinieri del Noe hanno sequestrato la vasta area coperta dai residui della lavorazione della bauxite.
L’ipotesi di reato, contestata per ora a ignoti, è di disastro ambientale doloso con inquinamento delle acque di falda, cagionato dal bacino dei fanghi rossi. In più c’è il riversamento illecito di rifiuti speciali anche pericolosi (costituiti da acque di falda contaminate che affiorano nel sito «sala pompe») che dopo vari passaggi confluivano nel bacino di Su Stangioni-Foxi.
Ieri mattina i carabinieri del Noe di Cagliari, coordinati dal capitano Angelo Murgia, con i colleghi di Iglesias e di Portoscuso, hanno sistemato i sigilli, transennando anche una vasta area interna del cantiere Enel dove il 29 marzo era avvenuto l’incidente che aveva provocato la contaminazione di strade e terreni, oltre che delle acque del porto industriale di Portovesme.
Pettorale blu con la scritta «Carabinieri tutela ambientale» per la decina di esperti che hanno dapprima messo i sigilli a quella sala pompe che doveva servire per aspirare acqua di mare da utilizzare nei processi produttivi. Il mal funzionamento dell’impianto aveva creato un grave danno ambientale.
È risultato che «la compromissione ambientale del sito con la persistente e sempre crescente contaminazione del suolo e delle acque di falda da elementi inquinanti estremamente pericolosi per la salute dell’uomo e per l’ambiente è emersa dalle analisi a seguito dei campioni prelevati dal Noe nelle acque di falda ed è stata accertata la presenza di fluoruri, boro, manganese e arsenico in valori che superano i limiti consentiti dalle normative vigenti».
Dopo sei mesi d’indagini e di accertamenti il gip della procura di Cagliari, Daniela Amato, e il pm Marco Cocco hanno emesso la misura cautelare ponendo sotto sequestro il bacino dei fanghi rossi.
Gli uomini dell’Arma sono arrivati di buon’ora davanti ai cancelli dell’Enel - che in questa vicenda è decisamente fuori causa - per sistemare le bande di plastica e le transenne nell’area ricoperta dai fanghi dell’Eurallumina. Tre ore di lavoro poi l’intero reparto operativo si è spostato a Su Stangoni.
Da ieri la zona è sotto custodia del ministero dell’Ambiente.
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