Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Bomba ecologica alla Montefibre
23/09/2009
autore: Giovanni Bua
Ottana: negli scantinati allagati veleni che potrebbero inquinare il Tirso
Una bomba ecologica. Che si ingrossa galleggiando negli scantinati allagati dello stabilimento della ex-Montefibre. Corrodendone lentamente e inesorabilmente i muri. Pronta a riversarsi dentro il fiume Tirso.
Il tutto nelle viscere dei dieci ettari coperti nel cuore della piana di Ottana. Abbandonati dall’azienda produttrice di fibra acrilica. Che a fine aprile 2003 ha fatto i bagagli e abbandonato l’isola. Un’area enorme, svuotata dai macchinari (portati nella fabbrica di Miranda in Spagna) e sigillata dal gruppo milanese. Che cova al suo interno «la cronaca di un disastro annunciato».
La denuncia arriva da Giuseppe Maria Denti, responsabile delle attività produttive della federazione provinciale dell’Artigianato. «A parecchie persone è capitato di notare - spiega - come gli scantinati dello stabilimento, dove erano installati i depositi delle varie materie utilizzate per la produzione delle fibre, siano completamente allagati».
Gli scantinati in questione sono ampi 5000 metri cubi e profondi 9 metri. Venivano utilizzati da Montefibre come area di servizio per i reparti AT7 e AT8, dove i polimeri arrivati dall’area chimica si fondevano con i solventi per fare le fibre e venivano trattati con oli di ensimaggio dimetilamina e acrilonitrile (sostanza considerata oggi cancerogena). Conteneva circa 300 motori con relative tubazioni e centraline con depositi di lubrificanti e solventi. «In quegli scantinati inoltre - spiega Denti - confluivano tutte le tubazioni di entrata e di uscita degli oli e delle acque reflue bianche e scure, molte delle quali in fibra di amianto. E, a seguito delle operazioni di smontaggio e dismissione dell’impianto, sono rimasti giacenti enormi quantità di sfridi (resti di lavorazione) e sostanze pericolose, come oli solventi per i motori ma anche residui della lavorazione che si faceva nei reparti al piano superiore».
Tutto questo è ora a mollo tra migliaia di metri cubi d’acqua. Arrivati in parte dalle piogge e in parte da una fonte perenne (“sa funtana e sos marteddos”) che si infiltra negli scantinati. Un problema noto alla Montefibre, che aveva installato un sistema di galleggianti che controllava il livello dell’acqua sotto i motori e, quando saliva, scaricava le acque bianche nel fiume Tirso.
«Ora i galleggianti sono smontati - spiega Denti - i portelli a servizio del reflusso dei liquidi sono chiusi. E l’acqua sta lentamente salendo e corrodendo tubature di amianto, resti di solventi, prodotti acidi». E soprattutto i muri dell’enorme scantinato «che sottoposti a una pressione sempre maggiore - attacca Denti - e a una inesorabile erosione rischiano di sfondare le pareti riversando sul fiume Tirso i liquidi e compomettendo per sempre la già vaga possibilità di disinquinarlo». Una bomba a orologeria dimenticata all’interno di uno stabilimento ancora di proprietà di Montefibre e controllato dal consorzio Asi. «Quello che è certo - spiega Palmiro Cillara, ex operaio Montefibre e ora rappresentante della Filcea Cgil - è che dopo la smobilitazione di serbatoi e strumentazione la bonifica si è bloccata. E non basta levare le macchine per bonificare terreni usati in quella maniera».
Chiavi di questa notizia: Inquinamento