Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Tour guidato fra montagne di rifiuti

27/08/2009

autore: Andrea Manunza

Cagliari, in provincia crescono le maxi-discariche abusive

Il ritratto migliore è quello dipinto in una lettera all' Unione Sarda del 14 luglio scorso: «Ho visto dei turisti buttare la spazzatura in un cassonetto», scriveva Gianfranco, che poi ironizzava: «Ma come si permettono? Non lo sanno che in Sardegna i rifiuti si buttano nelle cunette?»
E in aperta campagna, vicino agli stagni, lungo le strade, in spiaggia. In pieno centro abitato, se ci si mette d'impegno. È il caso, recentissimo, di quei trentuno sacchetti lasciati sotto il sole per sette giorni in viale Colombo a Quartu davanti a un negozio di fiori e alla porta di ingresso di una palazzina. Chi li ha gettati lì? Certo, qualcuno che ancora non ha ben digerito la raccolta differenziata e rimpiange i cari, vecchi e grandi cassonetti unisex, che potevano contenere qualunque cosa. Mettevi in busta, scaricavi nel contenitore e arrivederci.
Le cose sono cambiate, e forse proprio questa novità sta peggiorando la situazione. Con la differenziata «i conferimenti indiscriminati ( leggi discariche abusive ) sono aumentati considerevolmente», conferma Paolo Cossu, responsabile della De Vizia, società che si occupa dello smaltimento in diversi centri della provincia. Il fenomeno non è trascurabile: dal Sulcis al Sarrabus, il territorio si sta lentamente trasformando in una grande discarica. È sotto gli occhi di tutti, ovunque. A Sestu, lungo la strada che porta alla vecchia antenna Rai, si sono accumulati elettrodomestici e vecchie cucine; sono decine gli pneumatici scaricati a un passo dallo stagno di Elmas, a Giliacquas; batterie esauste, buste e guaine isolanti si trovano a decine ai lati della Statale 195, a un passo dal Villaggio Moratti. Proseguendo per qualche chilometro si assiste a un identico spettacolo anche a ridosso del mare: a Perd'e Sali e Porto Columbu si trovano cucine ed elettrodomestici, mentre la scogliera della costa opposta, quella di Villasimius, è da anni un cimitero di auto rubate e buttate giù.
Ancora: centinaia di rifiuti abbandonati fanno bella mostra di sé sotto il sole nella strada che corre lungo il Simbirizzi, così come i materassi e i carrelli accatastati dietro la zona industriale di Selargius e di Settimo, il cartone, la plastica, le lamiere e i mattoni ammassati dentro grossi container alla periferia di Sinnai, le decine di buste scaricate nelle campagne di Maracalagonis e Capoterra, alla Residenza del Sole. Addirittura in pieno parco di Molentargius, a Quartu, le buste, i barattoli di vernice e le lattine di tutti i tipi non si contano più. Come quelle lasciate a ridosso del Corso Vittorio Emanuele a Cagliari, nell'area abbandonata che fiancheggia l'arco di Santa Lucia.
I Comuni intervengono, ripuliscono tutto e poi devono ricominciare. Dove si individua un posto sufficientemente libero e lontano da occhi indiscreti, ci si ferma e si scarica di tutto. Atteggiamento in fondo non diverso da quello di chi, aprendo il finestrino dell'auto, getta in strada la cicca di una sigaretta, il cellophane di un pacchetto di caramelle, un fazzoletto ormai inservibile. Maleducazione congenita? Forse. E anche la convinzione che sporcare le proprietà altrui, anche se comuni, non è peccato. Comunque, meglio che dover poi ripulire le proprie.
Eppure non è così, anche solo a voler osservare la situazione da un punto di vista essenzialmente pratico: trovare, raccogliere, trasportare e conferire nei punti autorizzati i rifiuti lasciati per strada, costa.
E questo costo va inevitabilmente a ricadere sulle tasche dei cittadini, che pagano una tassa sui rifiuti (la Tarsu) più elevata di quella che pagherebbero se queste discariche abusive non esistessero. A Quartu, per esempio, il Comune nello stipulare il contratto con la De Vizia ha previsto anche la bonifica territoriale, cioè il ritiro a cadenza regolare dei rifiuti dalle campagne. Non è una spesa extra, proprio perché il servizio è inserito nell'appalto: ma se queste discariche non esistessero, il ritiro aggiuntivo non sarebbe necessario, il valore della gara inferiore e la tassa più bassa. Se questo calcolo si allarga a tutta la Provincia, si può ben capire quanto incida sulle tasche dei contribuenti.
Senza contare che ormai i vigili urbani sempre più spesso si trasformano in spazzini con la divisa: indossati guanti di lattice e mascherina, frugano tra la spazzatura alla ricerca di documenti che consentano di individuare chi ha buttato nei cassonetti rifiuti a caso o magari di altre città. Come capita a Cagliari, meta giornaliera di chi vive in altri centri.
Tutto questo accade nonostante esistano gli Ecocentri, depositi che integrano il porta a porta e nei quali si può conferire in prima persona la spazzatura “particolare”, quella ingombrante o che non si vuole lasciare in casa fino al giorno di raccolta previsto. Forse pochi sanno che esistono o, forse, si fa finta di nulla. «Certo è difficile ipotizzare che queste comportamenti siano opera di semplici cittadini», ipotizza Cossu.
Il sospetto è che responsabili principali di questo disastro siano imprese e attività commerciali. Aziende che, per obblighi normativi, devono conferire i rifiuti speciali e gli inerti in appositi impianti di smaltimento e stoccaggio, ma è una procedura che ha un costo perché ci si deve servire (a proprie spese) di società autorizzate.
Allora no, meglio scaricare dove capita: non si pagano i costi di smaltimento e trasporto e si risparmia. Così paghiamo noi e, intanto, la Sardegna diventa una pattumiera a cielo aperto.

Chiavi di questa notizia: Rifiuti