Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
«Impotenti con i maleducati»
26/08/2009
autore: Francesco Nardini
I commenti dopo lo sbarco del Maraya a Spargi«Abbiamo protestato - hanno riferito, agli uomini della Capitaneria, alcuni turisti presenti all'invasione - ma senza risultato. Hanno apparecchiato una tavolata e preparato un barbecue per una grigliata».
In sostanza, un atto di cafonaggine. D'altronde, come definire ciò che è accaduto domenica sulla spiaggia di Cala Corsara, a Spargi, all'ora di pranzo? Non fosse stato per la protervia con cui alcuni gorilla - scesi dal lussuoso Maraya, un maxiyacht a tre piani, 50 metri di lunghezza, bandiera delle Isole Cayman, e affittato al magnate di turno - dopo aver raggiunto la battigia con il tender, hanno costretto alcuni bagnanti a farsi da parte per lasciare spazio ai denarosi padroni, la cosa avrebbe potuto chiudersi lì.
Dodici sedie, altrettanti ombrelloni, un tavolo smontabile e un'attrezzatura da picnic, barbecue compreso, su una spiaggia pubblica possono starci. Insieme all'educazione. Di fronte all'arroganza, però, alcuni si sono imbufaliti e hanno chiamato la Capitaneria di Porto. Ma quando gli agenti sono arrivati il Maraya era già sparito. Capito l'antifona sia i gorilla che gli ospiti avevano pensato bene di dileguarsi. Non prima di aver ripulito l'arenile e fatto sparire ogni minima traccia. Dispersi nell'azzurro mare d'agosto.
Il comandante della Capitaneria, Rodolfo Giovannini: «Giuridicamente non è rilevabile alcuna contravvenzione: chiunque può posizionare ombrelloni e sdraio. Non mi risulta che ci sia stata accensione di fuochi, o atti dannosi per persone e cose. Se poi si verificano atti di cafonaggine, come pare si siano verificati, non saprei davvero cosa dire. La maleducazione non è reato, e comunque se reati ci fossero stati sarebbero di competenza di altre forze dell'ordine».
Aggiunge l'ufficiale: «Si potrebbe fare tutt'altra cosa, prevenzione, per esempio. Se avessi a disposizione altri quaranta agenti e almeno un'altra decina di natanti veloci, sì certo». Ma non li ha. Anzi, in questo momento gli uomini della Guardia Costiera hanno ben altro da fare. E magari chi può agire non può procedere.
«Abbiamo un compito di controllo - afferma Giuseppe Bonanno, presidente del Parco - e non di sanzione. In casi come questi, oltretutto, occorre vedere se ci sono stati veri atti illeciti. Dell'azione rapida delle forze dell'ordine, se ne parla tanto, ma è una chimera e fra queste maglie larghe sfuggono decine di atti di aperta contravvenzione. Il nostro delegato, ad esempio, ci ha fatto conoscere subito l'accaduto, ha informato la Capitaneria, ma quelli sono andati via prima che gli agenti arrivassero».
Cosa fare? «Io predico da sempre una maggiore coordinazione fra tutte le forze dell'ordine, predico la creazione di una specie di task force, di una super cabina di regia che abbia tutto il territorio sotto la sua visione, capace di intervenire su comando, e in pochi minuti, su tutta l'area Parco, predico ma non ottengo. E ogni volta si provoca solo un corollario di polemiche fuori luogo e del tutto gratuite».
Resta in mano solo un nome e la bandiera di un paradiso fiscale. «Andare a ricercare il natante, specie se è un charter, per rendere merito dell'accaduto - ha concluso il comandante Giovannini - è un iter complicato e inutile. Specialmente se non si sono verificati atti di rilevanza penale». Chiavi di questa notizia: Aree protette