Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Numero chiuso per salvare Is Arutas
26/08/2009
autore: Valeria Pinna
Cabras. Il sindaco Carrus lancia il progetto per la prossima estate: raggiunto il tetto massimo si andrà nelle località vicine
Spiaggia di quarzo aperta a non più di tremila bagnanti
Is Arutas come un vero museo: fruibile per tutti, ma con accessi regolati. Stop alle calate indiscriminate di vacanzieri più o meno rispettosi della spiaggia con i granelli di quarzo. La perla bianca del Sinis rischia di scomparire e va trattata con i guanti.
IL CONTROLLO Nessuna campana di vetro né divieti di accesso, ma un sistema che consenta di salvaguardare l'unicità di quella sabbia limitando le presenze. E anche se gli amministratori non parlano di numero chiuso, si va verso un controllo dei flussi dei visitatori. «Per evitare che si concentrino tutti nelle stesse zone. Si dovrà cercare di indirizzare le persone anche negli altri tratti di costa», spiega Lorenzo Mascia, direttore dell'Area marina protetta Sinis Mal di Ventre. Oltre al naturale processo di erosione e ai ciclici cambiamenti, la spiaggia dei chicchi di riso subisce ogni anno una vera aggressione di massa.
L'EMERGENZA Migliaia di vacanzieri si riversano nel tratto di costa, mettendolo a dura prova: involontariamente portano via granelli, spesso rimasti nei piedi e nelle borse. Ma non mancano i soliti furbi che non rinunciano al souvenir strappato alla distesa bianca (anche quest'anno sono partite una decina di multe). Negli ultimi quaranta anni, il mare ha ingoiato oltre 30 metri di sabbia e il rischio è che il patrimonio si disperda irreparabilmente. «Sono ambienti sensibili e vulnerabili - aggiunge Cristiano Carrus, sindaco di Cabras e presidente dell'Amp - un uso scorretto può accelerare la loro propensione al cambiamento». Spiagge nate naturalmente in milioni di anni e «irriproducibili - va avanti Lorenzo Mascia, - per questo devono essere tutelate. Chi va a Is Arutas deve rendersi conto che sta visitando un museo, un luogo che va rispettato».
IL PROGETTO L'intenzione è quella di orientare i flussi dei turisti verso le coste vicine come Mari ermi e Maimoni, caratterizzate da uguali distese di quarzo e però meno colpite dal passaggio dei turisti. «Si tratta di un progetto più ampio e integrato con le altre spiagge - precisa il sindaco - che si tradurrà in pratica grazie all'uso di strumentazioni tecnologiche». Dovranno essere fatti accurati studi (è già in progetto uno sulla stabilità dei litorali in collaborazione con il Centro marino internazionale) e definiti i dettagli, ma si sta pensando a sistemare pannelli elettronici per informare gli utenti sui parcheggi disponibili e quindi sui posti in spiaggia. Ancora le aree di sosta saranno organizzate in modo tale da indirizzare direttamente i visitatori verso le altre spiagge se Is Arutas risulterà completo.
IL MODELLO Un sistema che ricorda quello di Berchida, nel golfo di Orosei, in cui esiste da tempo il numero chiuso. «Noi non vogliamo porre divieti o eccessivi limiti - ribadiscono dall'Amp, - ma intendiamo far comprendere l'importanza del bene ambientale che si ha davanti. Is Arutas non è una località turistica, è un patrimonio naturale che può essere goduto e visitato anche d'inverno». Si ipotizzano misuratori delle persone in entrata e in uscita, facendo in modo che non si superi mai una soglia massima: 3 mila presenze contemporaneamente sono un peso notevole sui granelli di quarzo. E tra luglio e agosto quel tetto si supera abbondantemente, tanto che a Is Arutas i chicchi di riso stanno scomparendo. Per salvarli è doveroso l'impegno di tutti, anche con il numero chiuso.
Chiavi di questa notizia: Aree protette