Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

«La pesca subacquea rappresenta un danno per tutta l’Area marina»

19/08/2009

autore: C. Z.

Dal Comune di Cabras e dal direttore dell’Amp un appello per il rispetto dei rigorosi divieti

CABRAS. “Nell’Area marina protetta non si può e non si deve praticare la pesca subacquea”. L’appello arriva dal sindaco, Cristiano Carrus, che è anche presidente del parco marino, e dal direttore dell’Amp, Lorenzo Mascia. “Nonostante siano trascorsi oltre dieci anni dall’ istituzione dell’Area marina”, ha detto Carrus, “rileviamo un incremento della pratica della pesca subacquea, anche nelle zone dove non è consentita alcuna attività”. Parole subito confermate dal direttore dell’Amp, Lorenzo Mascia.
 “I collaboratori impegnati nell’attività di presidio e controllo di mare e coste - ha detto Mascia -, hanno notato la presenza di diversi sportivi intenti a praticare la pesca subacquea, anche in assenza delle più elementari norme di sicurezza”.
 Stop alla pesca subacquea, dunque, anche perchè la tutela delle specie ittiche alimenta lo sviluppo di altre attività che si possono praticare all’interno dei confini dell’Amp: lo snorkeling, ad esempio, e il diving.
 Attività eco-sostenibili su cui si è deciso di puntare con l’apertura di centro servizi attrezzato a San Giovanni di Sinis.
 Per questo motivo l’entrata in vigore di un regolamento di esecuzione e di organizzazione potrebbe essere un valore aggiunto. La pesca subacquea, infatti, è punita con una sanzione pecuniaria ed è perseguita ai sensi del Codice Penale.
 Eppure, molti infrangono i divieti, anche se esposti lungo tutta la fascia costiera: «La possibilità offerta dal regolamento di incamerare gli introiti derivanti dall’applicazione delle sanzioni - dice il sindaco Carrus - potrà certamente costituire un ulteriore stimolo vero un più efficace controllo dell’area marina protetta, ferme restando le competenze primarie della Capitaneria di porto e del Corpo forestale».
 Il dirigente dell’Amp ricorda che i divieti «sono di dominio comune, anche grazie alla presenza di diversi cartelli diseminati lungo la fascia costiera».
 “Sulla strada della prevenzione e della sensibilizzazione rimane molto da fare. La repressione, invece, è un rimedio estremo, al quale purtroppo a volte non ci si può sottrarre”, conclude Lorenzo Mascia con un’affermazione che sembra l’ultimo avviso per i pescatori armati di fucile subacqueo.

Chiavi di questa notizia: Aree protette