Alghero. In un convegno si parla di ripascimento: grandi assenti gli amministratori pubblici
Gli esperti: non tutto è perduto ma ci vorrà pazienza
ALGHERO.E sì che è perplesso: l’impatto visivo è notevole, inutile nasconderlo. Eppure, tutto sommato, il professor Lorenzo Scano, ambientalista storico senza etichette, da un lato non capisce «il linciaggio», dall’altra è fiducioso: «Bisogna aspettare, gli agenti atmosferici restituiranno il Poetto di una volta. Ci vorranno tre, quattro, forse cinque anni, non certo tre mesi, non bisogna prendere in giro la gente. Intanto però il processo che schiarirà la sabbia è già iniziato: l’alternativa sarebbe stata lavare sei chilometri di spiaggia, e dove li andiamo a prendere venti milioni di metri cubi di acqua?». Per parlare dell’erosione che minaccia le coste sarde, Scano ha organizzato ieri, nella sede della Porto Conte ricerche di Alghero, un convegno tecnico-scientifico. Inevitabilmente, in questo momento di polemica grandissima intorno al ripascimento avviato dalla Provincia di Cagliari, la spiaggia dei Centomila diventa il termine di paragone: «In Sardegna ci sono coste per 1730 chilometri, 100 dei quali da ripascere», avverte Scano. «Noi oggi siamo qui per indicare un cammino scientifico in modo da non fare mosse affrettate ed evitare errori». Sono attesi i sindaci degli 81 comuni costieri ma non se ne vede neanche uno, a parte il commissario prefettizio di Alghero e un assessore di Castelsardo. Non c’è da stupirsi, dice il professor Giuliano Fierro, geologo marino dell’Università di Genova: «Solo nell’emergenza, dopo le grandi mareggiate, ci chiamano». Fierro non fa riferimento al Poetto ma sottolinea: «Ora che si preferiscono i ripascimenti “morbidi” al posto delle opere di difesa “rigide” sono scontate le considerazioni di chi vede la differenza e non ha il tempo di considerare l’azione del moto ondoso che, dilavando e selezionando la sabbia, riporterà l’arenile al suo equilibrio». E allora: cagliaritani tranquilli?, è solo questione di tempo?, la sabbia tornerà bianca? Nessuno lo dice apertamente. Intanto Fierro, presidente di un gruppo che studia le dinamiche costiere, regala alla Regione l’“Atlante delle spiagge italiane”. Invito allo studio. Anche perché, per dirla col presidente della Provincia di Sassari Franco Masala, «recuperare il nostro patrimonio naturale è un dovere. Si parla ora del Poetto e ci si chiede se dopo il ripascimento riacquisterà il fascino di una volta, ma ci sono tante altre spiagge che sono gioielli della natura». Per conservarli i soldi ci sono. Il commissario dell’Ente provinciale per il turismo di Sassari, Adriano Grossi informa la platea: «L’Unione europea mette a disposizione ingenti risorse per la salvaguardia delle coste. In Sardegna c’è un vero e proprio allarme ambientale, bisogna rimediare con interventi mirati». Quanto al Poetto, niente da dire sulla fretta della draga, due settimane per cambiare il volto alla spiaggia: «Un intervento graduale? Non sono d’accordo, bisogna pensare anche all’economicità, la draga costa 250 milioni al giorno». Per Stintino, però, calma e gesso: «Non è detto che quello che è stato fatto al Poetto vada bene alla Pelosa». Anche Gianfranco Russino, della Porto Conte ricerche, insiste con passione sulla specificità dei lavori: «Le soluzioni vanno studiate caso per caso, col supporto del confronto fra gli uomini di scienza». Di più. L’erosione va combattuta prima: «Occorre una rete di monitoraggio costiero che studi i fenomeni dell’erosione nel loro divenire per evitare poi gli interventi di emergenza». Tra i relatori dell’affollato convegno di Porto Conte ci sono i professori Antonio Ulzega e Paolo Orrù dell’Università di Cagliari: gli uomini del Poetto. Ulzega mostra all’attentissimo uditorio una serie di fotografie della spiaggia dei Centomila, dai tempi delle dune fino alla mareggiata del novembre scorso. Orrù offre invece la diapositiva del responsabile del male oscuro che tante polemiche ha suscitato: «Un feltro batterico ha macchiato tutto ciò che era permeabile, altrettanto facilmente il nero andrà via perché è assolutamente instabile. Tempo un anno e si vedranno i risultati». Ne è convinto anche il professor Sergio Ginesu, geologo cagliaritano dell’Università di Sassari: non c’è da proccuparsi. «L’intervento andava fatto e andava fatto in quel modo. L’errore, anzi, l’ingenuità, è stata quella di non avvertire i cittadini che prima di riavere il Poetto passeranno cinque anni».