Porto Torres. L'amministrazione: «Quella struttura non funziona»
Dalla barriera idraulica colabrodo filtrano i veleni del petrolchimico. I pozzi realizzati lungo il perimetro dello stabilimento per assorbire ed eliminare gli inquinanti sotterranei mostrano falle preoccupanti. Le acque di falda sarebbero ancora miscelate a sostanze altamente cancerogene come i cloruri e il benzene, rilasciate in cinquant'anni di attività industriale e penetrate nel sottosuolo.
«Stando alle nostre indagini la barriera idraulica che impedisce alle falde contaminate di arrivare direttamente al mare non funziona come dovrebbe», denuncia l'assessore provinciale all'Ambiente, Pino Ortu. «Abbiamo detto ai dirigenti del ministero dell'Ambiente di provvedere affinché Syndial intervenga prima possibile», aggiunge. Nel mirino c'è la consociata dell'Eni che detiene centinaia di ettari di terreni, mai bonificati. Nei confronti dell'azienda il Comune di Porto Torres sta preparando una richiesta di risarcimento danni per disastro ambientale. Che i pozzi scavati di fronte al mare abbiano più di un problema lo si evince dalle analisi dello strato superficiale delle acque emunte, che presentano un livello di inquinanti sempre costante. «A questo punto le ipotesi non possono che essere due: o la falda è alimentata tuttora da sostanze tossiche che filtrano nel sottosuolo o la barriera non sta funzionando», afferma il sindaco Luciano Mura. «Syndial deve impegnarsi a cercare una soluzione una volta per tutte, senza disquisizioni accademiche. La barriera idraulica deve essere uno strumento valido contro l'inquinamento», aggiunge il primo cittadino. La consociata dell'Ente nazionale idrocarburi non ha mai bonificato le aree e questo potrebbe aver causato il proliferare dei veleni sotterranei, perché nel periodo invernale le piogge trascinano le sostanze superficiali nel sottosuolo. «Le due bonifiche, quella della falda e quella dei terreni, vanno fatte contemporaneamente, sono strettamente collegate», tuona Mura. La Provincia, intanto, chiede al ministero verde l'avvio di una conferenza di servizi che imponga alla Syndial di ripulire le discariche disseminate nella zona, come quella di Minciaredda (scoperchiata nel 2003 dagli indipendentisti di Irs) e le analisi approfondite dello specchio acqueo antistante lo stabilimento, mai eseguite, delimitando «con più chiarezza e severità le aree che devono essere vietate al transito, alla pesca e a qualsiasi altra attività».