Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Cade il segreto: ecco il cantiere del G8
25/04/2009
autore: Stefano Lenza
I lavori sono avanti di due settimane rispetto al programmaLA MADDALENA Nessuna magagna da nascondere. Lo spostamento a L'Aquila del G8 non ha niente a che vedere con la paura di non riuscire a concludere i lavori entro i primi di luglio.
A smentire sul nascere le voci di un trasferimento per evitare una figuraccia, è l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, braccio operativo di Bertolaso a La Maddalena. «Nessun ritardo, anzi siamo avanti di almeno due settimane rispetto ai programmi stabiliti». A conferma di quel che dice, apre per la prima volta alla stampa le porte dei cantieri finora off-limits perché attorno alla preparazione dell'accoglienza ai Grandi del pianeta era stata eretta l'impenetrabile barriera del segreto di Stato. Sarà l'orgoglio per l'efficienza della Protezione civile, sarà che il top secret ha i giorni, o le ore, contate, o forse è già stato rimosso, fatto sta che l'ammiraglio è disposto a far da Cicerone in una visita guidata nella cosiddetta zona rossa . Quella dove dall'8 al 10 luglio avrebbero dovuto trattenersi i presidenti di Stai Uniti, Russia, Francia e i premier di Italia, Regno Unito, Germania, Giappone e Canada. Invece, dopo l'inaugurazione ospiteranno turisti piuttosto benestanti, mentre i sette Grandi si faranno vivi, nel migliore dei casi, in autunno per il summit mondiale sull'ambiente.
L'EX OSPEDALE Prima Tappa del tour, l'ex ospedale militare "Carlo Felice". Tutto sembra ancora in alto mare. Perfette le facciate ma l'impressione è quella un formicaio: decine e decine di operai che lavorano ovunque, il che lascia supporre che parecchio resti ancora da fare. Superata la soglia, però, basta un colpo d'occhio per capire che tutto è pronto. «Dobbiamo pulire e arredare, tutto qui», puntualizza De Giorgi. Al vecchio corpo storico (5000 metri quadrati) ne è stato aggiunto uno nuovo di zecca (12000 metri) fino ad arrivare a una volumetria di 57 mila metri cubi. Traducendo i numeri in accoglienza, fanno un grande auditorium, hall super-espansa, zone relax vastissime, ottantotto camere e ventuno suite. Pareti rigorosamente bianche, parquet di rovere chiaro e finestre di bronzo (fabbricate ad Alghero) con vista sull'arcipelago: Caprera a sinistra (est), Palau al centro (sud) e Santo Stefano a sinistra (ovest) dove il sole va a nascondersi regalando tramonti che anche i Grandi non avrebbero facilmente dimenticato. Tutte hanno quattro ambienti: ingresso, soggiorno, camera da letto e bagno. A dire il vero, chiamarlo bagno è un po' riduttivo. In realtà è un mini centro benessere con tanto di tivù satellitare al plasma, vasca e doccia con cromoterapia, piccolo gioiello tecnologico che regala acqua profumata da raffinate essenze e policroma (da qui il nome), gocce dai mille colori che aiutano, dicono, ad allontanare lo stress.
Negli spazi comuni anche i minimi dettagli hanno avuto la massima cura. Con soluzioni decisamente sofisticate, come i diffusori della musica affogati nell'intonaco. Dello stesso livello lampade e climatizzatori. Si cammina tra candide pareti alternate a rivestimenti in granito San Giacomo di Arzachena. Bello elegante, sicuramente caro ma è impossibile sapere quanto. «Spiacente, ma degli aspetti economici io non mi occupo», si scusa l'ammiraglio.
Tecnologia al top anche al sottopiano dove sono stati installati gli impianti, alimentati con energia prodotta prevalentemente da pannelli fotovoltaici e raffreddati utilizzando l'acqua del mare. Ispirato all'ecocompatibilità anche il recupero e trattamento dei reflui fognari che serviranno per l'irrigazione.
La riconversione a hotel mille stelle dell'ex ospedale viene considerata conclusa. «A parte gli arredi, restano solo da sistemare gli spazi all'aperto».
L'EX ARSENALE Il vero cuore del summit sarebbe dovuto essere l'ex Arsenale. Quindici ettari dove, prima di avviare i lavori, è stata necessaria una profonda bonifica per eliminare materiali più o meno inquinanti e pericolosi. Dagli oli che impregnavano il terreno ai rottami, dall'amianto sparso qua e là, residui di vecchie lavorazioni. Entrando, sembra difficile credere che questo enorme cantiere possa diventare entro fine maggio opera fatta, pronta all'uso con consegna chiavi in mano. Il frantoio trita i materiali di risulta, camion e betoniere vanno e vengono, le strade sono strisce fangose, e centinaia di lavoratori si muovono come fossero telepaticamente guidati da una grande mente invisibile. Smerigli, trapani, bulldozer, cigolii e stridii dalle tonalità più basse alle più alte fanno da colonna sonora. Eppure, parola di ammiraglio, tra poco più di un mese tutto sarà ultimato. A cominciare dalla sala conferenze, con adiacente quella per le colazioni, dalla base romboidale e allungata sul mare, interamente realizzata in vetro e acciaio, con il soffitto che sostiene il pavimento, al contrario di quel che capita normalmente. Più o meno circa duemila metri quadrati. «C'è solo da pavimentare e intonacare, questione di pochi giorni e sarà a posto», spiega De Giorgi.
Stesso discorso (apparente caos dietro uno rigoroso programma di esecuzione che procede regolarmente) vale per gli stand di lavoro delle delegazioni e per l'hotel che le ospiterà. Albergo con qualche stellina in meno di quello riservato ai leader ma comunque con almeno cinque e piuttosto luminose, quel che le guide chiamano cinque stelle lusso. Tempi assolutamente certi anche per il completamento della vecchia darsena, consolidata e sottoposta, più che a un radicale maquillage, a un vero e proprio intervento di chirurgia plastica. Bella e pronta per diventare un marina di gran lusso dotata di cantiere navale e spazi commerciali.
A questo punto, però, il problema non è più il rispetto dei tempi ma il rapido riciclaggio della mancata residenza maddalenina della tre giorni di Obama e suoi pari a polo turistico dell'Arcipelago. E qui restano sospesi molti punti interrogativi, anche perché mancherà il lancio mediatico su scala mondiale garantito dal G8.
CANTIERI OVUNQUE Zona rossa a parte, tutto il centro abitato è un pullulare di piccoli cantieri per il rifacimento delle reti fognarie, idriche e la sistemazione dei cavi a fibre ottiche. Neppure avviata invece la sistemazione del fronte mare, sia nelle banchine che nelle facciate dei palazzi. Devastato dal passaggio continuo dei mezzi pesanti, il granito attende di essere riportato al suo storico e piatto splendore. Anche i maddalenini aspettano di sapere cosa veramente li ripagherà della perdita di migliaia di posti di lavoro provocata dalla partenza dei militari americani e dal lento esodo di quelli italiani. Gradirebbero una risposta a stretto giro di posta.Chiavi di questa notizia: Maddalena