Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Una barriera contro i veleni

06/08/2009

autore: Andrea Scano

Portovesme. L'acqua prelevata dai pozzi sarà trattata e riutilizzata dalle fabbriche del polo industriale
Via al progetto per difendere le falde acquifere

A salvare la falda acquifera di Portovesme, inquinata dai metalli pesanti di mezzo secolo di attività industriale, sarà una barriera idraulica. Una lunga serie di pozzi lungo l'asse mediano del polo industriale servirà non solo a mettere in sicurezza la falda che riversa a mare i suoi veleni, ma anche a fornire l'acqua agli stabilimenti. I quali, se questo processo dovesse decollare come nei programmi, eviterebbero di servirsi delle scorte dell'invaso di Monte Pranu, con tutti i benefici che ne deriverebbero per l'agricoltura e le città.
IL PROGETTO Ma già la “semplice” attività di messa in sicurezza della falda potrebbe rappresentare per l'intera area una vittoria: il Ministero dell'Ambiente venerdì scorso ha preso in visione il progetto originario (riveduto e corretto) della barriera idraulica. La proposta risale al 2005 ma era stata pericolosamente sospesa l'anno scorso quando era ancora in piedi l'ipotesi (perorata dallo stesso Ministero) di realizzare un'enorme diga sotterranea in calcestruzzo finalizzata a trattenere i liquidi inquinanti presenti nelle acque di falda. Soluzione che era stata ritenuta la più idonea per evitare la diffusione di sostanze tossiche e nocive e la contaminazione delle acque del mare. Anche grazie, peraltro, ad una sentenza del Tar, questo pericolo da cento milioni di euro è scampato: non solo si farà una lunga barriera idraulica per la bonifica delle falde sottostanti i terreni su cui insistono le industrie di Portovesme, ma è anche previsto il rinvio delle acque emunte e bonificate ai fini del loro riutilizzo da parte degli stabilimenti.
LA PROPOSTA A rilanciare l'originaria proposta perfezionata da un consorzio interuniversitario (Cagliari, Trieste, Roma) è stato il Consorzio Industriale del Sulcis Iglesiente, guidato ora dal presidente della Provincia Pierfranco Gaviano e diretto da due nuovi manager, Ettore Gasperini e Aldo Gadoni. La sperimentazione decollerà fra circa un mese. Servirà almeno un anno per verificarne la portata «ma ci stiamo avviando su un percorso di trasformazione del polo industriale in polo ecologico - ha premesso il presidente - che avrà una risonanza regionale».
IL FUNZIONAMENTO La barriera è composta da 73 pozzi da perforare lungo il tracciato dell'Asse Mediano, dal bacino dei fanghi rossi a Su Stangioni. Suddivisa in sette tratti (su cui insisteranno altrettante stazioni di pompaggio), si estrarranno prima che arrivino a mare sino a 6 mila metri cubi di acqua al giorno. «Ma il sistema di messa in sicurezza - ha aggiunto il direttore tecnico Aldo Gadoni - diventa sistema di bonifica con una linea di pozzi a monte dei bacini Eurallumina che intercettano il flusso idraulico prima che venga contaminato».
DRAGAGGIO DEL PORTO Ma il progetto della barriera idraulica e dell'impianto di trattameto, per i quali serviranno circa 22 milioni di euro, non sono gli unici piani di azione di un Consorzio «che ha 150 milioni di opere da realizzare», ha specificato Gaviano. Possono, infatti, ridecollare anche i lavori di dragaggio del porto industriale (con l'aggiunta di una banchina): è un un'opera giudicata obiettivo strategico regionale che ha già destato le manifestazioni d'interesse degli imprenditori del comparto della cantieristica navale.

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