Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Un clan dietro il carico di veleni
05/08/2009
autore: Vincenzo Garofalo
Genova. Il camion diretto nel cagliaritano sarebbe solo uno dei tanti trasporti sospetti di rifiuti pericolosi
Un'organizzazione seriale che trasporta in Sardegna rifiuti pericolosi: li spaccerebbe per sostanze non dannose, e li farebbe viaggiare sui normali traghetti di linea, imbottiti di passeggeri. È questa l'ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti della Procura di Genova dopo che gli uomini della Capitaneria di porto, venerdì, hanno bloccato un container carico di acidi potenzialmente esplosivi, un attimo prima che si imbarcasse per la Sardegna. Il container è stato sequestrato, e i tre responsabili del carico sono stati denunciati all'autorità giudiziaria. Con l'operazione messa a segno venerdì scorso i militari della Capitaneria di Genova sono convinti di essere riusciti a sventare una possibile tragedia e, soprattutto, sospettano di aver messo le mani su un grosso business dei rifiuti che probabilmente andava avanti da qualche tempo. Nel container dei veleni erano custoditi migliaia di litri di tricloroisocianuro e policloruro di alluminio provenienti dagli scarti di produzione dello stabilimento petrolchimico del Veneto. Acidi altamente infiammabili e corrosivi che viaggiavano a stretto contatto uno con l'altro: una vera bomba a orologeria. Di per sé le due sostanze non sono da codice rosso: il policloruro di alluminio è usato come reagente condizionante nel trattamento dei fanghi da depurazione e degli scarichi dell'industria agroalimentare. I due liquidi diventano pericolosi se entrano in contatto fra loro: un fiammifero che avrebbe trasformato il traghetto trasformato in una trappola di fumo e fiamme per equipaggio e passeggeri. Proprio come era già avvenuto nel gennaio scorso, quando un pauroso incendio divampò nel garage della nave Athara della Tirrenia, in servizio tra Genova e Porto Torres. In quell'occasione si sfiorò una strage e otto titolari e amministratori di ditte di autotrasporto, tra cui due aziende sarde, risultano tuttora indagati dalla Procura con l'ipotesi di reato di disastro colposo. Gli otto indagati avrebbero falsificato i documenti di trasporto dei camion, indicando come collettame merci in realtà pericolose.
Fu proprio l'alta infiammabilità di quelle sostanze a rendere difficili le operazioni di spegnimento. Anche venerdì il carico di sostanze pericolose si stava imbarcando con documentazione fasulla: gli acidi erano indicati come materiale inerte, nascondendo la loro vera natura. I militari hanno bloccato il container prima che salisse a bordo della nave e con la collaborazione dell'Agenzia delle dogane e del chimico del Porto hanno scoperto i fusti riempiti con i pericolosi acidi. Da giugno a oggi il Nucleo operativo della Capitaneria di Genova ha eseguito controlli mirati, proprio per verificare il trasporto dei rifiuti e delle sostanze pericolose sui traghetti. Oltre venti volte sono state riscontrate irregolarità ed elevate sanzioni per circa 150 mila euro. Dati che hanno spinto la magistratura a verificare l'esistenza di un'organizzazione criminale dedita allo sfruttamento del trasporto di rifiuti.
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