Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Eppur non vola un grano

21/03/2002

autore: Maria Francesca Chiappe

CAGLIARI.Soffia, soffia forte senza pietà, come solo il maestrale sa fare. Soffia e spazza via i bianchi granellini dai cumuli ammonticchiati sulla parte dell’arenile più vicina alla strada. Sabbia fastidiosissima che si insinua negli occhi, fra i capelli, nelle pieghe dei vestiti, sferzate che impediscono di apprezzare il sole caldo di un pomeriggio limpido. Quell’altra, invece, no: quella specie di cosa che da qualche giorno ha cambiato il Poetto non è davvero un problema, ferma, fermissima, pesante, aggrappata al suolo. Non la smuovono neanche le raffiche a 120 chilometri orari. Sollevarla non serve: cade al suolo in verticale, manco fosse pietra. È la nuova sabbia del nuovissimo arenile: calda in superficie - quindi asciutta - umida appena più sotto. Dura, compatta, i grani grossi misti a pietruzze. Nessuna patata di mare, neanche una foglia di posidonia. Poco lontano staziona la nave verde, oltre lo stabilimento Il Lido: a terra, là dove fino a ieri c’era il mare, la draga sputa il suo contenuto nero petrolio. «Bisogna avere pazienza, vede, lì è già quasi bianca», osa un signore di mezza età indicando uno scorcio di arenile color grigio topo. Come non bastasse, anche lo specchio di mare vicino alla battigia ha assunto i colori del fango, conseguenza (passeggera) del movimento sottomarino. L’effetto arriva fino alla prima fermata e la differenza con l’azzurro cristallino dell’acqua in lontananza fa un certo effetto. I curiosi, quasi dei controllori, non mancano nonostante il fortissimo vento: si fermano, osservano, scuotono la testa. Allora, questa sabbia è

uguale a quella di prima? Un ragazzo sui 25 anni, lo sguardo di chi non vuole essere preso in giro, ha due parole sole: «Per niente».


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