Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Dubbi e paure: ecco perché è vietato sbagliare. Non cambiate il colore delle nostre estati, quei granelli bianchi sono l’orgoglio della città

21/03/2002

autore: Lello Caravano

CAGLIARI.Trenta miliardi per far rinascere la spiaggia dei centomila: benvenuti, perché quel litorale malato di erosione aveva urgenti necessità di cure. Operazione contrastata, quella del ripascimento e della costruzione della nuova litoranea. E lunga. Il primo progetto risale a quattro anni fa. Si decise che il Poetto del Duemila sarebbe arrivato dalle cave del Campidano: le sabbie di Pimentel, Donori, Soleminis avrebbero rigenerato il golfo degli Angeli. Perfettamente compatibili, dissero i geologi.
Oggi si è scelta una strada diversa: la sabbia arriva non dai giacimenti lungo la Carlo Felice ma direttamente dal fondo del mare. Perfettamente compatibile, dicono i geologi. E così l’operazione rinascita è cominciata in grande stile. Sotto le ruspe sta prendendo forma (e colore) un’altra spiaggia. Decine di metri rubati al mare, tanta sabbia come da tempo non si vedeva. Tuttavia, a guardare il Poetto in questi giorni sembra di essere da un’altra parte: è più nero che bianco. Ci rassicurano gli esperti: quei granelli (peraltro neanche tanto piccoli, anzi piuttosto grossolani) sbiancheranno presto. Perché non crederci? Controlli e analisi - seri, accurati - certamente saranno stati completati prima di avviare la delicata cura. Bel guaio, se così non fosse.
Dunque, risultati certi? Quattro anni fa (altro assessore, altra amministrazione provinciale, altro colore politico) le cronache dell’Unione Sarda, dando l’annuncio che gli esperti puntavano sulle cave, avvertirono che sul Poetto era vietato sbagliare. Troppi errori in passato, basta improvvisazioni. Un appello che va ripetuto anche oggi. Qui non si tratta di schierarsi con il partito delle cave o con quello del prelievo in mare. Semmai di capire che questa non è una semplice operazione di recupero ambientale. Qui c’è in ballo il futuro del Poetto. Che dei cagliaritani (e non solo) è l’identità, l’orgoglio. È quella allegra città estiva, che una volta viveva tra i casotti e oggi nei baretti sul lungomare. Se cambia il colore della spiaggia, cambia il mare e forse anche il cielo di Cagliari. Se si sbaglia oggi non perde l’assessore o l’esperto di turno. Perdiamo tutti. Perché questa è un’operazione irreversibile. È questa la domanda di tutti coloro che non sanno di quarzi, feldspati o litoidi: perché non è stata fatta una sperimentazione? Perché l’operazione non è stata condotta prima su cento, cinquecento o mille metri di spiaggia, tanto per vedere l’effetto che fa? Ci sentiremmo tutti più tranquilli. Forse si temeva di perdere i soldi: ma se in gioco c’è la spiaggia dei centomila il rischio si poteva pure correre. Ormai le ruspe sono in azione. C’è ancora tempo per rifletterci su? Non sappiamo. E allora un caloroso augurio di buon lavoro a chi ha in mano le sorti della nostra spiaggia e del nostro umore, che rischia di diventare nero (o grigio) come quei granelli raccolti dal fondo del mare che potrebbero cambiare i colori della nostra estate. Insomma: facciamo tutti il tifo per il Poetto. Ricordandosi l’appello: è vietato sbagliare.


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