Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Il G8 parla sempre meno in sardo

19/03/2009

autore: GUIDO PIGA


Le aziende locali dei subappalti da tre mesi non ricevono neanche un euro

  LA MADDALENA. Per sua natura evento mondiale, il G8 parla sempre meno sardo. Almeno a livello economico. Il bando per la gestione dell’ex Arsenale, ora albergo più porto turistico, ha tagliato fuori due gruppi imprenditoriali galluresi. Troppo alte le richieste, per poter gareggiare alla pari con i colossi. E ora in crisi vanno le imprese edili che hanno vinto i subappalti: non vedono soldi dall’inizio dell’anno. I lavori. Nei due grandi cantieri, quello dell’ex arsenale e quello dell’ex ospedale militare, i lavori per la costruzione delle strutture ricettive per il G8 sono a buon punto. Ma non tutte le aziende possono festeggiare. Quelle sarde, che hanno avuto i subappalti dalle imprese aggiudicatarie delle grandi opere, sono in rivolta. «Da tre mesi - accusa un rappresentante del Consorzio Forte scarl, che opera nell’ex ospedale - non vediamo i soldi che ci spettano, è una situazione insostenibile». Le risorse finanziarie - 333 milioni di euro - sono state recentemente sbloccate dal Cipe, quello del 6 marzo che ha negato i fondi per la Sassari-Olbia. Ma, ancora, non sarebbero (tutte) nella piena disponibilità del soggetto attuatore, il numero 2 del commissario del G8 Guido Bertolaso. «E’ un problema gravissimo - spiega Andrea Piredda, rappresentante dell’Ance -: ne abbiamo parlato con Bertolaso qualche settimana fa e abbiamo cercato di ottenere ciò che spetta alle aziende sarde». Bertolaso una soluzione l’ha trovata: ha anticipato delle somme, una cinquantina di milioni di euro, dal fondo della protezione civile. Ma, al momento, i soldi sarebbero andati alle imprese aggiudicatarie (tutte della penisola), non a quelle dei subappalti. Di mezzo, c’è il segreto di Stato, difficile ottenere informazioni. «Infatti ci lamentiamo per un errore di procedura - dice sempre il rappresentante del Consorzio Forte -. Il contratto prevede due cose. Primo, alle imprese sarde spetta il 20% dell’importo totale dell’appalto. Ma noi non sappiamo a quanto ammonta l’appalto, dunque non sappiamo se i soldi che ci sono stati dati sinora coprono la nostra quota. Secondo punto, il contratto prevede che, proprio per evitare simili errori, le imprese in subappalto prendano i soldi direttamente dallo Stato, in questo caso dalla struttura di missione del G8 o dalla protezione civile. Invece questo non sta avvenendo». I bandi. Il bando per l’ex arsenale è scaduto lunedì, quello per l’ex ospedale militare scade oggi: ma, in tutt’e due i casi, gli imprenditori galluresi non saranno della partita. Due i gruppi che avevano pensato di accettare la sfida della gestione delle due strutture alberghiere per il G8 e, poi, per il rilancio della Maddalena: i Molinas di Calangianus e Peru e Muntoni di Aggius. Sulla carta, avevano i numeri per poter competere: la famiglia Molinas gestisce una serie di porti (tra cui quello di Porto Rotondo) e alcuni hotel (lo Sporting di Porto Rotondo); Peru e Muntoni, soci nella Delphina, hanno numerosi hotel in Gallura, a 4 stelle. Oltre ad avere le competenze necessarie, avevano fatto un grande passo in avanti: avevano deciso di “fare squadra”, preparando insieme l’offerta per i due beni ex militari. Una svolta, prima ancora che imprenditoriale, culturale. Hanno preso visione delle carte della struttura di missione del G8, hanno fatto i sopralluoghi nei due cantieri della Maddalena. Ma, alla fine, letti bene i bandi, hanno deciso di non presentarsi. Perché? Perché quei bandi, pubblicati dal commissario del G8 Guido Bertolaso per conto della Regione, proprietaria delle aree e finanziatrice delle opere, presentavano requisiti difficili, se non impossibili, da soddisfare. In più, le richieste di chiarimenti rivolte alla struttura di missione sono rimaste lettera morta. Peggio ancora: dalla Regione non è arrivato un minimo segnale di interesse, meno che mai di sostegno. La politica. «Il comportamento della Regione è sconcertante - attacca Pierfranco Zanchetta, assessore provinciale -. Per due ragioni. La prima: la Regione, dopo una lunga battaglia, ha ottenuto dallo Stato la proprietà delle aree dell’ex arsenale e dell’ex ospedale militare. E ha fatto di più: dopo aver contribuito a portare alla Maddalena il G8, ha finanziato la riconversione delle strutture da militari a turistiche. La seconda ragione è questa - continua Zanchetta -: Cappellacci si è distinto per la totale assenza. Non ha chiesto a Bertolaso di sospendere i bandi, come invece avrebbe potuto fare. Non ha minimamente aiutato gli imprenditori sardi. Non ha esercitato il ruolo di proprietario e non ha consultato il Comune, lasciando senza guida il rilancio economico della Maddalena».

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