Una rotonda sulla sabbia. I lavori sull’arenile hanno modificato il paesaggio
Il mare scuro, carico di alghe, la schiuma grigia fino alla battigia: tipica giornata di scirocco, nuvole, vento caldo, “cavalloni”. Eppure no, qualcosa non quadra: l’aria è pulita, il sole splendente, soffia un venticello fresco. Ma come? Il cielo si è sempre specchiato nell’acqua scambiando umori e colori, che succede? Niente di paranormale, un’illusione ottica: semplicemente quella distesa marrone non è mare in tempesta. È sabbia, la nuova sabbia su quella che con fatica si continua a chiamare spiaggia. Capire e soprendersi è un’azione sola. Cumuli di una poltiglia più vicina alla volgarissima terra che ai bianchi grani orgoglio del Poetto costringono ad allungare lo sguardo. Dieci, venti, forse anche trenta metri oltre l’abitudine: solo lì c’è il mare appiattito dal maestrale, azzurro come il cielo ma torbido come non è mai stato quando il vento soffiava da nord ovest. Altra anomalia. Dicono che passerà. Quando quella nave che staziona al centro del golfo con quei grossi tubi arrugginiti andrà via tutto tornerà come prima. In verità più niente è come prima: le palafitte della rotonda del Lido affondano nella sabbia che avanza impertinente oltre la terrazza per chissà quanti metri. Una distesa infinita ha preso il posto del mare, dal Lido fino alla quarta fermata. Ripascimento, dicono. Sembra piuttosto una spiaggia artificiale, creata laddove non c’è mai stata. Perché nessuno può certo orientarsi a occhio per ricordare dove finiva il mare dieci, venti o trent’anni fa: ma quella rotonda, sopravvissuta alle ruspe anti casotti del 1985 soltanto per paura di rovinare il paesaggio, non è stata certo costruita sulla terraferma. Forse l’erosione si combatte così, mangiando il mare più di quanto il mare non abbia inghiottito la sabbia. Questione da esperti geologi. Ma quanti in questi giorni vedono il paesaggio cambiare di ora in ora, a una velocità impressionante, fermi sui cumuli di quella sabbia dalla grana grossa e dal colore indecifrabile non riconoscono più il “loro” Poetto. La nuova spiaggia è ormai diventata un’altra cosa, con quella di ieri (dei centomila l’hanno sempre chiamata) non ha niente in comune. Ora è decisamente più larga, il mare è stato costretto a fare centinaia di passi indietro. È questo il ripascimento? È questa la lotta all’erosione? È questo il modo per conservare uno dei beni ambientali che identificano la città? Sì, no, forse: i pareri degli esperti sono tutti diversi. In attesa di toccare con mano per poter finalmente credere, si può passeggiare tra le orribili dune senza correre il rischio di “imbarcare” sabbia con le scarpe. Quei granellini sottili che si infilavano dappertutto e riempivano il pavimento di casa non sono più un problema: si cammina come sullo sterrato, terreno solido, poca fatica. Niente a che vedere con il borotalco che si sollevava alla prima brezza. Bisogna avere pazienza, dicono, che tutto si asciuga, tutto si sbianca, tutto si assottiglia. Ci saranno decine di metri di sabbia bianca e finissima in più. E forse diventerà la spiaggia dei centocinquantamila. Nel frattempo, spazio alla nostalgia.