Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Lavori per il G8, governo italiano sotto accusa

10/12/2008

autore: PIERO MANNIRONI


L’Ue apre una procedura di infrazione per la violazione delle norme sulla Via
 
LA MADDALENA. Le procedure eccezionali semplificate adottate per la preparazione del G8 alla Maddalena non hanno convinto l’Unione Europea. Martedì scorso, infatti, la Commissione ha aperto una procedura di infrazione contro il governo italiano, perché ritiene ci siano evidenti carenze in materia di impatto ambientale. Ci sarebbe, insomma, uno “strappo” rispetto alle norme comunitarie. Una decisione clamorosa, ma che in fondo non sorprende. Prima di tutto perché a Bruxelles si era già messo in moto il meccanismo degli accertamenti, con la richiesta di spiegazioni a Roma e successivamente con la procedura di messa in mora. E poi, a fine giugno, era stato molto chiaro il commissario all’Ambiente, il greco Stavros Dimas, che, rispondendo a un’interrogazione parlamentare presentata da Monica Frassoni (presidente del gruppo Verdi/Ale), aveva detto: «Qualora venga riscontrata una violazione della normativa comunitaria, la Commissione non esiterà ad avvalersi dei poteri che le sono stati conferiti dal trattato della Comunità europea per garantire che l’Italia attui adeguatamente questa normativa». Se non era l’annuncio della prossima apertura della procedura di infrazione, allora poco ci mancava. Ma ecco, in estrema sintesi, come è nato questo conflitto tra l’Unione europea e il governo italiano. All’origine di tutto c’è la scelta di attivare procedure semplificate per preparare in grande stile il vertice dei grandi della Terra, previsto per luglio del prossimo anno. La filosofia di questa scelta era quella di “bruciare” i tempi nella realizzazione delle strutture e garantire la segretezza sul come queste opere venivano realizzate. Tanto che si era perfino fatto ricorso al segreto di Stato. La cosa non era andata giù agli ambientalisti del Gruppo d’Intervento Giuridico e agli Amici della Terra che, il 21 marzo scorso, hanno presentato un ricorso contro l’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri del 19 marzo 2008, motivandolo con il fatto che erano eccessivamente ampie le possibilità di deroga al quadro normativo comunitario in materia di tutela ambientale e di disciplina degli appalti pubblici di opere e servizi. Nella sostanza, gli ambientalisti temevano (e temono) che il G8 possa diventare il grimaldello per una escalation immobiliare speculativa nell’arcipelago della Maddalena. E infatti, tra le obiezioni sollevate con il loro ricorso alla Commissione europea contro l’ordinanza di Palazzo Chigi, ci sono le perplessità per la segretazione degli interventi e le disposizioni in deroga alla normativa sulla Valutazione di impatto ambientale, a quella sulla valutazione di incidenza ambientale e al piano paesaggistico regionale. Soddisfazione ieri da parte del presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico, Stefano Deliperi: «Speriamo che in questo modo sia fatta finalmente chiarezza sulle omesse procedure di valutazione di impatto ambientale sugli interventi che sono stati programmati per ospitare questo summit, nel quale proprio la tutela dell’ambiente sarà al centro del dibattito tra i grandi della Terra». Facile prevedere che nei prossimi giorni si scateneranno polemiche sull’iniziativa della Commissione europea. Le premesse ci sono infatti tutte: quando a giugno arrivò la notizia della messa in mora del governo italiano, si registrarono reazioni molto nette. Come quella dell’assessore provinciale all’Ambiente della Gallura Pierfranco Zanchetta, maddalenino e in passato in prima fila nelle battaglie ecologiste, che disse: «Non capiamo per quale motivo sin quando nell’isola c’erano gli americani e i loro sommergibili per la Commissione europea era tutto a posto. Nessun rilievo neanche quando gli stessi americani avevano progettato 50 mila metri cubi di cemento a Santo Stefano. Invece si puntano gli occhi e si vuole ostacolare un progetto che tende a riqualificare La Maddalena in maniera strutturale, cambiare il volto a un ambiente in molti punti degradato, e a dare tanti posti di lavoro». Per dire la verità, anche in quelle occasioni gli ecologisti sardi avevano protestato veementemente, presentando degli esposti alla Comunità europea che però non si era mostrata così sensibile ai problemi della Maddalena. L’intervento di Bruxelles mette comunque in evidenza uno scontro nel quale non ci sono posizioni radicalmente lontane, ideologiche. Da una parte c’è chi non si oppone al cambiamento e alla riconversione economica dell’arcipelago, ma chiede che vengano dissipate le ombre di potenziali degerazioni; dall’altra c’è invece chi, dopo decenni di asfissiante presenza militare (italiana e americana), vede nuove prospettive di sviluppo e di benessere attraverso i fondi messi a disposizione per l’organizzazione del G8.

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