Rassegna Stampa
Testata: Repubblica
Maddalena, scontro dopo l’addio Usa il sindaco sfratta la Marina italiana
19/09/2008
autore: PIER GIORGIO PINNA
“L’isola è una polveriera”. Dal Molin, via libera del Tar al referendum
LA MADDALENA — È ancora guerra. Ma a colpi di ordinanze. Dopo l’addio della Us-Navy alla base di Santo Stefano, il futuro turistico dell’arcipelago più bello del Mediterraneo sembrava delineato con chiarezza. Invece la partenza dei sommergibili atomici non è bastata per far voltare la pagina delle servitù militari che per decenni hanno dominato la vita della Maddalena. Ora è la Marina italiana a voler continuare a presidiare l’isoletta che in passato ospitava gli hunter killer dello Zio Sam. Ma il sindaco, Angelo Comiti, non ci sta. E adotta un provvedimento clamoroso: una «ordinanza urgente » al ministero della Difesa, al dipartimento militare per l’Alto Tirreno e alla direzione del Genio. Intima «di cessare e far cessare, con effetto immediato ogni e qualsiasi attività, compresi deposito, stoccaggio e maneggio, nella caverna di Guardia del moro». Tradotto dal burocratese, significa una cosa sola: la Marina nazionale deve lasciare i tunnel sotterranei di Santo Stefano perché le sue polveriere sono un pericolo per la comunità. Come finirà, almeno per il momento, non è facile da ipotizzare. Perché riesce difficile immaginare che i vigili urbani possano fare effettivamente far chiudere la base imponendo ai marinai di sloggiare. Ma il sindaco ha diversi assi nella manica: giudiziari, amministrativi, politici. E uno di questi è l’appoggio del governatore della Regione Sardegna. Da mesi il presidente, Renato Soru, è infatti impegnato nelle opere in vista del G8 che si svolgerà proprio qui nel 2009, nella riconversione dell’arcipelago e nella riqualificazione per uso civile degli impianti bellici. Dunque, tutto lascia pensare che la guerra possa presto concludersi con un armistizio. E che forse la Marina dovrà davvero seguire gli americani verso altre basi realmente strategiche. Nel frattempo il sindaco ha disposto di far «liberare, con effetto immediato, il deposito da tutti i materiali esplosivi, potenzialmente lesivi della pubblica incolumità». In definitiva la sua è molto più di una provocazione. Costituisce una denuncia forte e radicata su robuste fondamenta giuridiche. Comiti infatti ha già vinto una battaglia davanti al Tar della Sardegna: perché la Marina ha presentato in ritardo la richiesta per la proroga quinquennale della servitù a Santo Stefano. E la domanda è stata quindi considerata decaduta. Così adesso, dopo il ricorso in secondo grado, il caso dovrà essere affrontato dal Consiglio di Stato. Continua intanto la battaglia su un’altra base Usa, quella all’interno dell’aeroporto Dal Molin di Vicenza. Il Tar del Veneto ha respinto il ricorso presentato dagli esponenti del Comitato per il Sì al Dal Molin che chiedeva la sospensiva per la consultazione popolare del 5 ottobre prossimo, fissata dal Comune. Saranno dunque i cittadini a decidere se vogliono o meno il raddoppio della base Usa. «È una vittoria per Vicenza e una sconfitta per chi voleva fermare la consultazione», commenta il sindaco Achille Variati.
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