28/08/2008
autore: FRANCESCO OGGIANU
I fumi arrivano da un inceneritore di scarti di macellazione
NUBE MALEODORANTE. Ieri mattina una nube maleodorante si è addensata in tutta l’area e soprattutto ha invaso, come già accaduto in passato, l’intero abitato di Ottana. Una puzza insopportabile, proveniente dall’Agrival, lo stabilimento dove si smaltiscono gli scarti della macellazione e dove i fumi nauseabondi vengono scaricati nell’aria, creando disagi e costringendo la gente a tenere, per forza di cose, chiuse le finestre. Un fenomeno che si verifica per l’ennesima volta, che ieri però ha fatto scattare la protesta, con i cittadini che chiedono un rimedio a questo fenomeno che sta diventando più che un semplice disagio. Pare che le apparecchiature non abbiano rilevato nessun fenomeno di inquinamento atmosferico, però quella puzza insopportabile non viene assolutamente gradita da nessuno.
LA PROTESTA. E’ una organizzazione sindacale, ancora una volta, a farsi portavoce del malcontento della gente e a chiedere l’intervento dell’Asl, della Provincia e dell’amministrazione comunale. «Capiamo che la fabbrica deve produrre, ma anche nel paese la gente deve vivere nella serenità, quindi non assillata da questa situazione - osserva Mario Dore, della segreteria territoriale della Uil - non se ne può più, perché non si possono tenere le finestre aperte e si rischia anche di far sospendere le lezioni nelle scuole del paese. Chi ha competenza intervenga, per il bene del paese, ma anche dell’intera area industriale ».
LETTERA AL PREFETTO. Intanto, la stessa Uil, col il leader Nicolino Pittalis, ieri ha inviato una lettera di protesta al Prefetto di Nuoro e al Tribunale di Oristano per la grave situazione che sta interessando oltre venti operai della Ibs design, la fabbrica dove si producevano prodotti in plastica per la cucina, che è stata chiusa senza nessun preavviso nel luglio dello scorso anno dall’imprenditore bresciano Nello Cropelli, lasciando gli operai senza lavoro, senza uno stipendio e senza nessuna assistenza legata agli ammortizzatori sociali, compresa la cassa integrazione. Una situazione che è finita in Tribunale, con una denuncia degli stessi lavoratori che, oltre chiedere gli stipendi arretrati, vogliono anche la regolarizzazione della loro posizione. L’imprenditore, in maniera peraltro bizzarra, aveva chiesto di riaprire la fabbrica, dettando però delle condizioni che sono state respinte al mittente dal sindacato ma anche anche dal comitato del Contratto d’Area.
FINANZIAMENTO REVOCATO. Il ministero per lo Sviluppo Economico è poi intervenuto con la revoca definitiva dei finanziamenti. Una parte della fabbrica è sotto sequestro, mentre la Guardia di Finanza sta facendo degli accertamenti su presunte irregolarità commesse dall’imprenditore lombardo. A distanza di un anno, la Uil chiede che il Tribunale formalizzi il fallimento, per consentire di avviare le pratiche necessarie a garantire i diritti dei lavoratori, con il passaggio alla cassa integrazione.
Chiavi di questa notizia: Inquinamento