Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Contro la delibera che impone la costruzione di un muro antinquinamento Porto Torres, la Syndial si rivolge al Tar.

04/11/2006

autore: Pinuccio Saba

PORTO TORRES. La Syndial ha confermato l’intenzione di presentare ricorso al Tar contro la delibera del presidente della giunta regionale Renato Soru che impone la costruzione di un muro lungo quattro chilometri che blocchi l’inquinamento del mare.  Il presidente di Syndial Carmine Cuomo lo ha comunicati ai segretari territoriali della Fulc (Pier Franco Delogu della Filcem-Cgil, Gian Piero Murgia della Femca-Cisl e Cici Peis della Uilcem-Uil) nel corso dell’incontro che si è tenuto avantieri pomeriggio a Porto Torres.  Diverse le motivazioni che hanno convinto i vertici di Syndial a presentare il ricorso, alcune di caratterete tecnico operativo, altre finanziarie. Prima di tutto il costo del manufatto, che dovrebbe superare i quaranta milioni di euro. Quello previsto dal Renato Soru, che aveva ripreso quanto disposto in una conferenza di servizi che si era tenuta al ministero dell’Ambiente, non è infatti un semplice muro. Oltre a essere lungo più di quattro chilometri, dovrebbe largo più di un metro e, soprattuto, profondo fra i quaranta e i cinquanta metri. Un’ipotesi operativa che presenta enormi difficoltà. Per la sua realizzazione, fra gli impianti industriali e la costa, sarebbe infatti necessario realizzare un piano inclinato, necessario per far arrivare uomini e materiali a -50, lungo più di un chilometro. Anche la soluzione dei terrazzamenti, sul modello delle cave, non apporterebbe sostanziali benefici.  Syndial, come hanno fatto gli esperti dell’università di Cagliari, sottolinea anche la grande incognita alla quale andrebbe incontro il progetto e cioé che al momento non si conosce la consistenza del sottosuolo a cinquanta metri di profondità. Un problema che potrebbe incidere sulla stabilità del manufatto (in quest’area sono presenti roccia, arenarie, argille) ma soprattutto sulla funzionalità del muro. Arenarie e argille sono infatti facilmente permeabili e a quel punto, sostengono gli esperti dell’università cagliaritana, il muro sarebbe del tutto inutile.  Ma c’è anche un’altra circostanza che avrebbe influito sulla decisione della società milanese: negli ultimi anni Syndial ha investito 82 milioni di euro nelle bonifiche e nel progetto per la captazione delle acque di falda. Un progetto che, al termine di una capillare caratterizzazione delle aree interessate, ha portato alla costruzione dei tre impianti per il trattamento delle acque di falda (Taf), impianti che secondo la Syndial sarebbero in grado di impedire alle sostanze inquinanti presenti nel sottosuolo di raggiungere il mare.


Chiavi di questa notizia: Inquinamento