Scuola: con i tagli rischio chiusura piccole scuole
“La razionalizzazione delle risorse tenga conto della peculiarità dei piccoli comuni”
Manifestiamo grande preoccupazione per l'aggressione che si sta perpetrando ai danni della scuola pubblica. L'attuale Governo sta infatti modificando la scuola italiana a colpi di decreto, senza alcuna concertazione, né alcun piano che espliciti i meriti dei cambiamenti proposti.
E’ stata approvata una Finanziaria che, proseguendo la riduzione della spesa nell’istruzione avviata dai precedenti governi, prevede tagli eccezionali che di fatto stravolgono (peggiorandole) le condizioni materiali in cui docenti e studenti si troveranno ad operare: chiusura o accorpamento di centinaia di scuole e plessi “sottodimensionati”, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree disagiate del Paese; riduzione del tempo scuola; diminuzione dei docenti di sostegno; aumento degli alunni per classe.
Pur condividendo l’esigenza di riequilibrio delle finanze e di razionalizzazione della spesa, riteniamo che non siano stati presi in considerazione i gravi costi culturali che il Paese rischia di pagare nei prossimi anni e le diseconomie di sistema che si verranno a realizzare, dimenticando che tagliare male nella scuola significa spesso spendere di più (in termini economici e sociali). Si è preferito alla fine dare risposte univoche e semplicistiche a problemi reali, ispirate ad un presunto ritorno alla serietà e al rigore, di sicuro effetto mediatico ma di scarso spessore pedagogico e spesso controproducenti.
Riteniamo che i parametri per la razionalizzazione debbano tenere conto della peculiarità del territorio italiano, caratterizzato dalla presenza del 72% dei comuni al di sotto dei 5000 abitanti e dalle piccole isole e da realtà comunali più popolose, con territori sparsi ricchi di frazioni, in cui sono presenti plessi scolastici.
I piccoli comuni rappresentano una realtà strategica per il presidio del territorio e la tenuta culturale ed identitaria del Paese e l’imposizione di obiettivi numerici a scala regionale, rischia di creare situazioni di svantaggio rispetto alla piena garanzia del diritto all’istruzione per i cittadini delle aree più marginali, tra le quali molti piccoli Comuni della Sardegna. Non dimentichiamoci della specificità del nostro territorio e della particolare sofferenza del centro Sardegna in termini di spopolamento, che i tagli operati nella scuola stanno contribuendo ad accentuare, perché la necessità di garantire ai propri figli la possibilità dell’istruzione, senza doverli sottoporre fin da piccolissimi ai sacrifici di pendolarismo, spinge le famiglie ad emigrare laddove il servizio è garantito.
Le scuole dei piccoli Comuni, non solo rappresentano un servizio essenziale che contribuisce alla permanenza abitativa di famiglie e giovani generazioni, ma sono anche un importante, ed a volte l’unico, presidio collettivo educativo e culturale, svolgono un’opera insostituibile di cura del territorio, sono portatrici di cultura, saperi e tradizioni.
Pur comprendendo la necessità di una razionalizzazione, riteniamo che, per queste realtà, occorra prevedere specifici criteri, che nell’ottica di una più efficiente organizzazione, tengano conto delle situazioni territoriali.
In questi anni, si sono venute consolidando molte esperienze positive che si possono generalizzare.
Per questo, chiediamo che i criteri di razionalizzazione siano concordati con le diverse realtà territoriali (EE.LL., Regioni, USR,…), al fine di riuscire ad individuare il migliore parametro organizzativo, anche attraverso l’adozione di soluzioni territoriali originali, adattabili ai bisogni delle diverse aree.
Riteniamo, infatti, che sia possibile incoraggiare forme di organizzazione territoriale per l’ottimizzazione dei servizi, come l’associazione fra comuni, che si colga l’opportunità offerta dall’autonomia scolastica per individuare modelli organizzativi interni alle scuole, alternativi a quelli attualmente adottati.
Crediamo che la scuola vada cambiata, ma non disinvestendo rispetto al suo ruolo sociale, al suo essere diritto per tutti.
La qualità del sistema scolastico è strettamente connessa alla crescita culturale del Paese, al superamento delle disparità economiche e sociali, alla formazione di cittadini che sappiano interpretare criticamente ed agire responsabilmente negli attuali e futuri contesti.
E’ indispensabile creare un sistema di alleanze trasversali sui diversi territori in difesa del diritto all'istruzione per tutti i cittadini, senza discriminazioni sociali, etniche, culturali, formative e territoriali, per la costruzione di condizioni organizzative e didattiche che consentano una formazione alla cittadinanza attiva, per la conversione degli edifici scolastici e dell'organizzazione in chiave sostenibile, per la valorizzazione dell'autonomia scolastica come condizione di costruzione di piani dell'offerta educativa condivisi con la propria comunità, nell'ottica dell'innalzamento della qualità culturale del territorio.