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IL DECESSO DEI 3 GIPETI NEL GENNARGENTU E’ LA CONSEGUENZA DI UN PROBABILE ATTO DI INCIVILTA

01/09/2008

autore: Ufficio Stampa



Legambiente esprime il proprio rammarico per il decesso dei 3 Gipeti nel Gennar-gentu, immessi nell’ambito di un progetto di reintroduzione della specie in Sardegna. Dalle notizie riportate sulla stampa locale e sui mass-media, ma anche dalle dichiarazioni dei responsabili del progetto, sembra che tali decessi siano da mettere in relazione alla pratica illegale dei bocconi avvelenati, purtroppo ancora in uso e in allarmante aumento tanto nelle campagne quanto nei centri urbani.
La notizia conferma le preoccupazioni espresse a suo tempo da Legambiente Sardegna in occasione dell’avvelenamento di due Aquile reali in territorio di Desulo nel mese di ottobre dello scorso anno e della perdita di una trentina di Grifoni tra il 2006 e il 2007 nella Sardegna nord-occidentale, probabilmente a causa di esche avvelenate o intossicazioni.
Legambiente Sardegna attende comunque le verifiche in corso da parte dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Sassari, prima di esprimere una valutazione più circostanziata, ritiene comunque che il rischio di avvelenamento degli uccelli necrofagi obbligatori e occasionali, tramite esche, sia attualmente elevato.
L’uso dei bocconi avvelenati nelle campagne sarde, illegale sin dal 1977, è prevalentemente rivolto contro Volpi, Aquile reali e cani randagi, che stanno arrecando danni economici rilevanti agli allevatori zootecnici, soprattutto nelle aree montane.
Tale pratica è favorita dalla facilità di reperire diversi tipi di veleni, dalla difficoltà di effettuare controlli adeguati in vaste aree e dalla lentezza degli indennizzi previsti dalla normativa venatoria per i danni arrecati dalla fauna selvatica alla produzione agricola e zootecnica. La situazione è anche correlata alla mancata previsione di indennizzi nella legge regionale sul randagismo.
Legambiente ritiene pertanto che debbano essere attivate immediatamente iniziative amministrative e legislative specifiche che consentano di  affrontare il problema in modo sistemico e interassessoriale (Ambiente, Agricoltura, Sanità). Ciò consentirebbe un rafforzamento di altri interventi conservazionistici in corso di realizzazione.
Il solo divieto dell’uso dei bocconi avvelenati comunque non è sufficiente: occorrono misure (ad esempio indennizzi rapidi agli allevatori) che riducano sensibilmente i danni economici causati al patrimonio zootecnico della Sardegna, soprattutto da parte dei cani randagi.
 Legambiente Sardegna recentemente ha aggiornato il “Piano d’azione per il Grifone in Sardegna”, che ha ricevuto un ampio consenso e apprezzamento presso la comunità scientifica regionale, nazionale e internazionale. Si tratta di un dettagliato documento, inviato alle Province, agli Enti territorialmente interessati e alla Regione Sardegna, dove sono contenute una serie di azioni sugli interventi strategici per la sopravvivenza di questa specie bandiera, ma anche utili per programmi di reintroduzione dell’Avvoltoio monaco e del Gipeto e per interventi di ripopolamento del Grifone.
Sui 3 Gipeti trovati morti sul Gennargentu e sui progetti di reintroduzione presenti e futuri, Legambiente ritiene che sia necessaria un’attenta e critica riflessione che sappia far tesoro delle esperienze maturate nel corso degli ultimi 35 anni nell’Isola. Infatti, sulla problematica della conservazione degli avvoltoi, esistono già rapporti e studi pubblicati, in particolar modo sul Grifone, l’unico avvoltoio sopravvissuto in Sardegna con una piccola popolazione ancora presente nel settore nord-occidentale della nostra isola e criticamente minacciata di estinzione.

Tutto ciò premesso, dopo questo preoccupante evento, Legambiente ritiene opportuno  che la Provincia di Nuoro e la Provincia d’Ogliastra, titolari del “Progetto Gipeto”, interrompano nell’immediato futuro nuove immissioni di Gipeti in Sardegna, come peraltro postulato nelle “Linee guida per le reintroduzioni di uccelli e mammiferi” dell’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica (INFS), dall’Unione Mondiale per la Natura (IUCN) e, precedentemente, dal WWF Italia (Manifesto sulle reintroduzione animali).