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Legambiente: "Tolleranza zero sugli sversamenti di idrocarburi nel Mediterraneo"

12/02/2011

autore: Ufficio Stampa

Conferenza di Legambiente e del Comune di Porto Torres

Disastro ambientale nel Golfo dell’Asinara: superare l’emergenza
Legambiente: “Tolleranza zero sugli sversamenti di idrocarburi nel Mediterraneo
Il governo deve attivare immediatamente una task force di pronto intervento”

Come superare rapidamente l’emergenza petrolio sul litorale nord della Sardegna e nel golfo dell’Asinara provocata dallo sversamento di olio combustibile nel Golfo dell’Asinara del 15 gennaio scorso e come scongiurare una volta per tutte, con l’adozione di misure urgenti e rigorose, i rischi di marea nera legati alle attività industriali presenti sull’isola ed in tutto il territorio nazionale.
Sono questi i due punti-chiave della conferenza promossa oggi a Porto Torres da Legambiente e dal Comune, con la partecipazione di tecnici, rappresentanti delle istituzioni, delle aree protette, associazioni e comitati locali. Operazioni di bonifica, risarcimenti, innovazione tecnologica e ripristino del paesaggio sono state le principali questioni affrontate al fine di elaborare un programma che consenta di evitare nuove contaminazioni da idrocarburi e di ovviare nella maniera più rapida e più efficace al grave danno ambientale causato dalla fuoriuscita di 50 mila litri di olio combustibile dalla tubazione di olio combustibile dalla centrale termoelettrica E.On di Fiume Santo. Nonostante la responsabilità accertata della società E.On. si sono comunque registrati ritardi inaccettabili e solo due giorni fa è stato formato un organismo di coordinamento per gli interventi in corso.
Un incidente che secondo il presidente di Legambiente Sardegna Vincenzo Tiana “è emblematico della situazione di arretratezza di tutto il sistema industriale presente sull’isola: industrie prevalentemente inquinanti e in continua emergenza, che rappresentano una grave minaccia per l’ambiente e per tutta l’economia turistica della Regione. Ecco perché – ha proseguito Tiana – oltre a portare avanti il recupero dei siti inquinanti, è urgente rivedere lo sviluppo dell’isola con un po’ di lungimiranza, assegnando la priorità alla tutela del territorio ed alla riqualificazione del sistema industriale promuovendo lo sviluppo di industrie ecocompatibili”.
La notizia della prossima e possibile conclusione positiva della lunga vertenza Vinyls con il riavvio degli impianti è un segnale importante nella direzione della sostenibilità ambientale.

L’incidente di gennaio è soltanto l’ultimo di una serie di sversamenti accidentali a danno delle coste. Le tonnellate d’idrocarburi finite nei nostri mari dal 1985 a oggi sono circa 162.600, più della metà di tutto il petrolio finito nel Mediterraneo nello stesso periodo ( di cui 134.000 tonnellate a causa del catastrofico incidente del 1991 della petroliera Haven nelle acque antistanti Genova). In Sardegna transitano, complessivamente, circa 41 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi all’anno. Nel porto di Cagliari-Sarroch passano 26 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi all’anno (il 10% del totale in Italia) e sono 39 i depositi lungo la costa sarda dove vengono stoccati 321 m3 di prodotti come benzine, gasolio e olio combustibile.
Ma praticamente nessuna Regione costiera italiana è risparmiata dalle rotte che le petroliere effettuano nel Mediterraneo. Con 12 raffinerie, 14 grandi porti petroliferi e 9 piattaforme di estrazione off-shore, il nostro paese movimenta complessivamente oltre 343 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi all’anno a cui vanno aggiunte le quantità di petrolio e affini stoccati in 482 depositi. L’Italia è al centro di ben 10 rotte nel bacino del Mediterraneo e ogni anno verso le nostre coste viaggiano ben 178 milioni di tonnellate di petrolio, quasi la metà di tutto il greggio che arriva in direzione dei porti del Mediterraneo, crocevia delle petroliere di tutto il mondo.
Con circa 123 milioni di tonnellate di prodotti movimentati, la regione più interessata dai transiti di prodotti petroliferi è la Sicilia. Seguono la Liguria con quasi 65 milioni di tonnellate di petrolio e affini, il Friuli Venezia Giulia (45), la Sardegna (41), il Veneto (31) e poi Puglia (11), Lazio (9), Toscana (9), Marche (8) e il resto tra Abruzzo e Molise.

La conferenza di Porto Torres è così stata l’occasione per condividere le proposte di Legambiente per fermare l’inquinamento da petrolio:
Stop allo scarico delle acque di sentina in mare
E’ fondamentale avviare una politica sia su scala internazionale che a livello di bacino, attraverso la modifica o l’implementazione della normativa internazionale esistente (convenzione MARPOL 73/78 e Convenzione di Barcellona - Protocollo Prevenzione e lotta all’inquinamento marino da idrocarburi) per combattere gli inquinamenti operazionali, iniziando dallo stop allo scarico in mare delle acque di sentina, che l’attuale normativa internazionale rende possibile persino in un bacino come quello mediterraneo, che gode dello status di area speciale.
Fermiamo i pirati ambientali
Una grossa percentuale del petrolio che inquina il mediterraneo e insozza le nostre spiagge è dovuto ad inquinamenti volontari illegali. E’ necessario che venga intrapresa una vera politica mediterranea per una efficace repressione degli inquinamenti volontari, dando piena attuazione al nuovo Protocollo Emergency della Convenzione di Barcellona attraverso misure serie per l’armonizzazione e l ’applicazione di sanzioni efficaci contro gli inquinatori ed una azione integrata dell’attività dei Port state control del Mediterraneo. Ma è anche necessario un impegno per l’adozione delle “reception facilities”, ovvero di misure che consentano, da una parte, di rendere economicamente conveniente lo scarico delle acque delle cisterne presso i depositi costieri e, dall’altra, più rischioso e svantaggioso il lavaggio a mare.
Basta con gli “equipaggi babele ”e privi di capacità professionale
E’ necessario intervenire sempre più sulla formazione degli equipaggi e dei comandanti. Chiediamo un controllo continuo sulla composizione e sulla professionalità degli equipaggi delle navi, in particolare di quelli che trasportano merci pericolose. Troppo spesso le petroliere vengono condotte da equipaggi, non solo poco formati, ma che parlano lingue diverse.
Stop al rischio tempesta
Chiediamo venga imposto il divieto di navigazione alle navi che trasportano sostanze pericolose e inquinanti in condizioni meteo marine particolarmente avverse, situazioni in cui cresce a dismisura il rischio di incidente e conseguente versamento.
Anche il bunker uccide il mare
Chiediamo un impegno concreto a ratificare e rendere operativa al più presto la convenzione Bunker, firmata dall’Italia nel 2001, che estende anche al bunker (combustibile di bordo) trasportato dalle navi, la copertura assicurativa in caso di incidenti. Navi che devono essere adeguate anche a livello costruttivo per ridurre i rischi legati agli incidenti. Troppo spesso, infatti, le cisterne che contengono il bunker non sono adeguatamente protette.
Chi inquina deve pagare
Chiediamo l’allargamento della responsabilità in solido per tutti i soggetti coinvolti nel trasporto delle sostanze pericolose e nel viaggio della nave, dall’armatore, al noleggiatore, al trasportatore e così via. Chiediamo la piena applicazione del principio “chi inquina paga ”, perché il mare non sia più l’unico soggetto costretto a pagare il conto.
Stop al traffico nelle Bocche di Bonifacio
Chiediamo un impegno italiano ed europeo, per la dichiarazione di Particularly Sensitive Sea Area delle Bocche di Bonifacio in sede IMO, allo scopo di giungere alla regolamentazione internazionale del traffico dalle Bocche di Bonifacio, adottando misure che rendano talmente svantaggioso in termini di costi e tempo (pilotaggio obbligatorio, convogliazione obbligatoria con rimorchiatore, appoggio in condizioni meteo marine avverse, chiusura al traffico sopra determinate condizioni meteo marine) da scoraggiarne l’attraversamento da parte delle navi con carico inquinante e pericoloso.
Attivare sistemi di monitoraggio con le nuove tecnologie
È oggi possibile utilizzare le più moderne tecnologie per il monitoraggio e la prevenzione delle zone sensibili o dove sim possono verificare incidenti rilevanti. È possibile in primo luogo stabilire convenzioni con agenzie satellitari (il ministero dell’ambiente lo ha in corso seppure limitatamente) per “fotografare” con varie modalità le zone industriali costiere, gli stretti (Bocche di Bonifacio e Messina) o in prossimità di parchi e zone protette. L’allerta sarebbe anticipata di ore (vedi il caso E.On di Porto Torres). In seconda istanza si possono collocare boe rilevatrici di inquinanti sempre nelle zone sensibili.

Per dare attuazione a tutte queste misure, in sintesi a conclusione della conferenza, è stata ribadita con forza la necessità di cambiare registro e rendere più efficaci le misure preventive e repressive. La fragilità dell’ambiente costiero di tutto il mediterraneo, caratterizzato in Italia da un sistema delicato di aree marine protette, la sua vocazione turistica, esigono tolleranza zero verso gli sversamenti a mare di idrocarburi.
Si richiede pertanto che entro il mese di maggio "il Ministero dello Sviluppo Economico in accordo con quello dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare attivino la task force (già operativa la scorsa estate per valutare i dispositivi di sicurezza delle piattaforme petrolifere off shore) per controllare e garantire la messa in sicurezza di tutte le infrastrutture di carico e scarico di prodotti petroliferi operative sulla costa italiana anche con l’adozione delle necessarie innovazioni tecnologiche".
Inoltre il Ministero rafforzi in modo permanente, con il dipartimento della Protezione civile e tutte le Regioni interessate, la struttura di coordinamento del sistema della Protezione civile regionale con gli enti locali per gli inquinamenti da idrocarburi.

L’ufficio stampa