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Bonifiche, innovazione tecnologica e produzioni verdi per rilanciare la chimica in Sardegna e in Italia
23/01/2011
autore: Ufficio Stampa
Molto partecipato il seminario di Legambiente organizzato all’Università di Sassari per discutere del futuro del settore chimico e della vertenza Vinyls
Legambiente: "Bonifiche, innovazione tecnologica e produzioni verdi per rilanciare la chimica in Sardegna e in Italia"
REALIZZARE CON URGENZA IL RISANAMENTO AMBIENTALE DEL SISTEMA COSTIERO DALLA INACCETTABILE MAREA NERA
È nell’innovazione tecnologica e nelle produzioni verdi la sfida che la chimica deve giocare in Sardegna e in Italia per evitare la dismissione degli poli industriali, per bonificare i siti inquinati e per garantire nuova occupazione e uno sviluppo duraturo. È questo in sintesi il messaggio che Legambiente venerdì scorso ha voluto ribadire per l’ennesima volta, in occasione del seminario “Un futuro sostenibile per la chimica e il caso Vinyls” organizzato venerdì scorso a Sassari dall’associazione ambientalista con la collaborazione dell’Università di Sassari.
Il convegno - a cui hanno partecipato, tra gli altri, Vincenzo Tiana, presidente Legambiente Sardegna, Attilio Mastino, rettore dell’Università di sassari, Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente, diversi docenti e ricercatori delle Università di Sassari e Cagliari, parlamentari nazionali, consiglieri regionali, amministratori locali, sindacalisti e Pietro Marongiu in rappresentanza dei cassintegrati della Vinyls - è stata l’occasione per ragionare delle motivazioni che hanno portato all’attuale situazione di crisi del settore chimico, affrontare i problemi di disinquinamento dei siti inquinati dalle lavorazioni del passato, valutare quali strade praticare per rilanciare le produzioni chimiche.
Da diversi interventi degli esperti è stato sottolineato lo scenario di sostanziale smobilitazione della filiera italiana del cloro, che non riuscirebbe più a sostenere gli alti costi delle produzioni nel nostro Paese e che rischia, scenario non auspicato dalla nostra associazione, di trasferire i suoi impianti in Paesi meno esigenti sotto il punto di vista normativo, ambientale e sociale. Un rischio che però non riguarda solo gli impianti del ciclo del cloro ma anche altre filiere della chimica italiana che non riescono più a competere sul mercato internazionale, “aggredito” dai Paesi con economie emergenti. E’ stato dimostrato che la filiera del cloro può avere altri sviluppo ad elevato valore aggiunto, oltre il PVC.
La concorrenza di “Cindia”, neologismo con cui vengono definiti i Paesi con economie in forte sviluppo, è sleale sotto tanti punti, a partire dall’assenza di leggi per la riduzione degli impatti ambientali e dalla carenza di garanzie sul luogo di lavoro, ma esiste. E la chimica italiana non può pensare di competere cercando di abbassare i costi delle produzioni, perché non sarà mai sufficiente rispetto ai prezzi praticati ad esempio in Cina, ma deve puntare sull’innovazione tecnologica, sui prodotti innovativi, sull’impiego di materie prime rinnovabili e a minor impatto sulla salute, garantendosi quel valore aggiunto che ad oggi i Paesi con economie emergenti fanno fatica a garantire sul mercato globale.
Questo è il futuro della chimica nel mondo e questa è la grande opportunità per la chimica italiana: il rilancio della chimica deve passare attraverso l’innovazione, la ricerca, il ripensamento delle tecnologie produttive, finalizzati ad una maggiore sostenibilità ambientale.
L’accettazione sociale degli impianti chimici, ancora oggi visti dall’opinione pubblica come un grande problema ambientale, può migliorare ma solo a certe condizioni. Le certificazioni ambientali dei processi e dei siti produttivi o l’adesione a programmi volontari di miglioramento delle proprie performance ambientali possono aiutare, ma da soli non bastano. Serve una forte e innovativa politica industriale da parte delle aziende chimiche da una parte e del Governo dall’altra, che fino ad oggi non ci sono state, visto lo stato in cui versa il settore nel nostro Paese.
Per Legambiente l’Italia deve restare un presidio strategico della chimica europea, ma lo deve fare puntando sulla sostenibilità e sull’innovazione di processo e di prodotto, sia per le grandi aziende che per la piccola e media impresa di settore. Ci sono grandi margini di miglioramento e ampi spazi ancora da coprire, anche se non mancano gli esempi concreti in Italia di come si possa fare chimica sostenibile, integrando le lavorazioni industriali nei territori che li ospitano, come nel caso della produzione dei biopolimeri.
Legambiente è assolutamente a favore di un futuro italiano per la chimica, minacciato dall’assenza di una strategia di rilancio da parte del Governo e di diverse aziende a patto che si mettano in campo azioni concrete sul territorio che vadano nella direzione di una progressiva riduzione degli impatti ambientali. La bonifica nell’immediato dei suoli e delle falde inquinate da anni di lavorazioni aggressive per l’ambiente è una misura indispensabile per cui occorre mettere in campo adeguate risorse economiche ed umane. Il piano nazionale comprende 56 interventi tutti in fortissimo e grave ritardo. Dagli interventi dei parlamentari si è appreso che i fondi ministeriali per le bonifiche (3.7 miliardi di euro di cui 400 milioni per l’isola) son stati dirottati su altre emergenze per cui è emersa la necessità di una robusta iniziativa per l’attuazione del risanamento programmato. A questo punto Syndial deve essere pressata a mantenere gli impegni sia per le bonifiche che per il risarcimento ambientale, l’investimento in tecnologie sempre più pulite e producendo beni sempre più innovativi e di elevata qualità ambientale.
Anche in occasione del seminario all’Università di Sassari Legambiente e tutti i partecipanti si sono dichiarata al fianco dei lavoratori della Vinyls di Porto Torres con i quali sono state organizzate diverse iniziative pubbliche. L’estesa mobilitazione ha fatto assurgere la vertenza Vinyls a caso emblematico di possibile rilancio innovativo del ciclo del cloro e tutti hanno espresso l’augurio che la vicenda possa risolversi in tempi brevi e in modo duraturo. Indirizzando una volta per tutte la chimica italiana verso un futuro ambientalmente sostenibile, rispondendo alle grandi preoccupazioni dei lavoratori che come nel caso della Vinyls pagano sulla propria pelle, l’assenza di questa strategia che dovrebbe rilanciare il settore sulla strada della green economy. L’annunciato progetto dell’Eni e di Novamont per realizzare a Porto Torres un polo nazionale della chimica verde può essere un primo risultato della forte mobilitazione dei mesi scorsi a patto che non si ponga in alternativa con gli impegni di miglioramento degli impianti esistenti.
La inaccettabile marea nera che ha investito ed inquinato pesantemente il golfo dell’Asinara, a seguito di uno sversamento incontrollato dalla tubazione di olio combustibile della E.On., in tutti gli interventi è stata denunciata come emblematica della situazione di arretratezza di tutto il sistema industriale ed in continua emergenza. Il necessario ed adeguato risanamento di tutto il territorio costiero del nord Sardegna e risarcimento da parte della società E.On. deve andare di pari passo con una estesa innovazione tecnologica.
IN CONCLUSIONE LEGAMBIENTE INSIEME A TUTTI I PARTECIPANTI HA ASSUNTO L’IMPEGNO A PROSEGUIRE LA VERTENZA VERSO LE AZIENDE, LA REGIONE ED IL GOVERNO PER OTTENERE: - LA BONIFICA DEI TERRENI E DELLE FALDE DEL POLO PETROLCHIMICO, CONGIUNTAMENTE A TUTTE LE ALTRE AREE INQUINATE DELLA SARDEGNA, NECESSARIA PER L’AMMODERNAMENTO DI TUTTO IL SISTEMA INDUSTRIALE
- IL RISARCIMENTO DEL GRAVE DANNO AMBIENTALE PROVOCATO NEI DECENNI TRASCORSI
- IL RIAVVIO DELLE PRODUZIONI NELLA ex VINYLS CON LE NECESSARIE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE, A MINOR IMPATTO AMBIENTALE, DI TUTTO IL CICLO DEL CLORO
- • IL POTENZIAMENTO DELLE PRODUZIONI ESISTENTI CON LA REALIZZAZIONE AGGIUNTIVA DI UN POLO PER LA CHIMICA VERDE
- IL RISANAMENTO AMBIENTALE IMMEDIATO DEL SISTEMA COSTIERO DALLA MAREA NERA
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