16/11/2010
autore: Ufficio Stampa
COMUNICATO STAMPA
Nel 1998 è stato pubblicato da Legambiente Sardegna uno studio dal titolo “I valori paesistici del colle Tuvixeddu-Tuvumannu”, tutt’altro che sconosciuto. Non solo è stato e viene ancora distribuito a chi vuole approfondire la conoscenza del compendio, ma è scaricabile gratuitamente da qualche anno nella Sardegna DigitalLibrary, la preziosa “memoria digitale della Sardegna” nel sito della Regione.
Se sin dal titolo è chiara una valutazione in perfetta sintonia con le attuali opinioni della nostra associazione, ancora più chiara tale coerenza appare in queste due citazioni dalla Sintesi Conclusiva alla Premessa firmata dall’ing. Tiana al suddetto volumetto (pag. 8 e 9):
“Innanzitutto si può affermare che nonostante le trasformazioni provocate dall’attività di cava e dalla pressione edificatoria è ancora riconoscibile l’unità paesistica costituita dal complesso collinare Tuvixeddu-Monte della Pace (Tuvumannu) caratterizzato da una sovrapposizione di valori”
E più avanti:
“In sostanza Tuvixeddu e il Monte della Pace sovrappongono alla basilare caratteristica di luoghi del paesaggio e dell’ambiente l’importante ruolo di memoria storica della città dalla sua fondazione fino ai giorni nostri, meritevole perciò di tutela nella sua interezza”.
Ecco dunque nero su bianco, in cartaceo e in digitale, la chiara posizione di Legambiente nel 1998, perfettamente identica a quella attuale, inopinatamente però non citata dall’on.Pili, che nell’ultima interpellanza si limita a stralciare alcune frasi, e fuori contesto, da una (quella geologica) delle varie relazioni contenute nella pubblicazione che proponeva un’analisi multidisciplinare.
L’on. Pili ha però dimenticato di citare proprio le significative conclusioni (pag. 30 e 31) della medesima relazione geologica, anche queste perfettamente coerenti con la linea di Legambiente, passata e presente, di tutela dell’intero compendio, compresi Canyon e catino, definiti dallo stesso ricercatore “imponenti forme create dall’attività estrattiva”, che nel recupero e nella messa in sicurezza “non devono essere cancellate” perché “rappresentano ormai i nuovi lineamenti del colle e sono elementi caratteristici e peculiari del paesaggio”, e soprattutto “sono una rara testimonianza storica e archeologica dell’evoluzione dall’attività estrattiva dell’uomo da 2000 anni fa ad oggi”, “in un percorso che è archeologico, storico e geomorfologico al tempo stesso”.
L’on.Pili ci lusinga dando credito alle nostre relazioni, ma abbia la correttezza di riferirle per intero, nella prossima interpellanza.