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Goletta Verde di Legambiente chiude la sua tappa sarda

07/08/2009

autore: Ufficio stampa Goletta Verde

Goletta Verde

Goletta Verde di Legambiente chiude la sua tappa sarda con le emergenze ambientali

Sardegna quarta Regione nella classifica nazionale per numero di incendi
Il 35% dei comuni sardi ancora inadempienti sul catasto delle aree incendiate  

Nell’Isola l’11% dei comuni è a rischio idrogeologico

Legambiente: “Censire subito le aree devastate dal fuoco e investire sulla prevenzione delle alluvioni


Si è conclusa con una navigazione lungo la costa tra La Caletta e Posada la tappa sarda di Goletta Verde. Un giro di monitoraggio focalizzato sui rischi ambientali, incendi boschivi e alluvioni innanzitutto, al quale hanno partecipato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, e Roberto Tola, Sindaco di Posada.

Tornati di attualità con gli eventi drammatici dello scorso luglio che hanno interessato il comune di Posada, gli incendi sono stati al centro dell’ultimo incontro pubblico tenutosi a bordo di Goletta Verde, prima della partenza alla volta dell’isola d’Elba. Secondo quanto emerso dal dossier di Legambiente Ecosistema Incendi 2009, la Sardegna è tra le aree italiane più colpite dai roghi. Solo nel 2008, infatti, i 724 incendi scoppiati in questa Regione hanno divorato ben 4.128 ettari, per una media di 5,4 ettari per rogo. Una superficie tanto grande e una così elevata quantità di roghi da far guadagnare alla Sardegna il quarto posto nella classifica nazionale per numero di incendi. Quest’anno la superficie percorsa dal fuoco ha già superato i 20.000 ettari e provocato anche due morti. Tra le aree andate dolosamente in fumo nell’estate in corso, ci sono anche dieci ettari della pineta di Orvile. Estesa in tutto 22 ettari, la pineta era già stata oggetto di diversi tentativi di incendio nel corso degli ultimi anni. Area di pregio interessata da un progetto immobiliare, è stata messa al riparo dal rischio cemento grazie all’iniziativa del Comune, che si è attivato per raggiungere una compensazione edilizia che sposta la costruzione delle nuove volumetrie di cemento in un’area più interna e già antropizzata. Il prossimo passo del Comune, che ha già attivato il catasto incendi nel 2007, sarà attivare un piano di emergenza e arrivare quanto prima alla bonifica e al rimboschimento dell’area devastata dal fuoco. Ma non tutte le Amministrazioni sono virtuose come quella di Posada.

“Tutti gli ettari che puntualmente ogni estate vanno in fumo sono una perdita inestimabile per il nostro patrimonio ambientale – commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – Come se non bastasse il fuoco, a peggiorare la situazione ci pensa quel 35% di comuni sardi che sono tuttora indietro nella realizzazione del catasto delle aree percorse dal fuoco. Mentre la lotta agli incendi boschivi richiede un impegno a 360 gradi da realizzare durante tutto l’anno. E come prevede pure la legge 353 del 2000 in materia di antincendio boschivo, le amministrazioni comunali hanno un ruolo fondamentale e insostituibile per sconfiggere gli incendi, dolosi o meno che siano con la predisposizione dei Piani Comunali di Emergenza. Fermare a monte la possibilità di speculare sul fuoco, infatti, è un’azione basilare che i sindaci, soprattutto nelle zone più colpite dalle fiamme, devono mettere in pratica per contribuire a mettere fine a questa ciclica emergenza. E dove le amministrazioni locali risultano inadempienti, sia la Regione a provvedere al catasto con i dati forniti dalla Forestale, così che siano imposti i vincoli di legge a quelle aree. Solo così si potrà fermare il business che alimenta questa emergenza”.

Restando in tema di emergenze ambientali sulle coste è stato sollevato anche il problema delle alluvioni. Un fenomeno che arriva sempre più spesso a devastare argini di fiumi e litorali. Secondo il dossier “Ecosistema rischio 2009” di Legambiente, solo in Sardegna sono ben 42 i Comuni minacciati dal dissesto idrogeologico, pari all’11% del totale regionale. Stando a quanto riportato da Progetto sulle Aree Vulnerate Italiane del CNR, tra il 1991 e il 2003 sono stati 19 gli eventi calamitosi che hanno colpito l’Isola. Citiamo un caso per tutti: quello che ha colpito  il Comune di Siniscola e che ha visto straripare le acque dell’omonimo fiume il 4 novembre 2008. Un mare d’acqua che ha inciso profondamente la spiaggia in più punti e riversato cumuli di detriti e animali morti sulle spiagge di Siniscola, tra La Caletta e S. Lucia,  a cui ha dovuto seguire un ingente e oneroso intervento di bonifica, attento a rispettare tutte le precauzioni ambientali, da parte del Comune per permettere la corretta fruizione degli arenili nella stagione in corso.
“Oltre ad aver provocato ingenti danni, il caso Siniscola – conclude Stefano Ciafani, responsabile scientifico Legambiente –  conferma quanto sia fragile il nostro territorio di fronte a questo tipo di pericoli, sempre più spesso alimentati dal global warming. Anche la Sardegna ha subito, nell’autunno 2008, tre  eventi estremi talmente, eccezionali per la quantità di pioggia nella breve durata, da risultare al di fuori di qualsiasi previsione della Protezione Civile. Per scongiurare nuovi disastri, è fondamentale che le amministrazioni locali avviino interventi mirati ad attività di prevenzione, come la pulizia degli argini fluviali, e pianificazione per una corretta gestione del territorio, fondata sul rispetto del Piano di Assetto Idrogeologico regionale recepito, nel caso in questione, all’interno del PUC.  


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